La Storia e le Leggende

Portofino, a World apart
20
June 2016

Le Donne del Pizzo

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Un’altra attività che, con il tempo, è diventata quasi una economia è quella della lavorazione dei pizzi al tombolo: il pizzo al tombolo è un ricamo realizzato su un disegno su cartone impunturato di spilli. Viene eseguito dalla ricamatrice intrecciando il filo con dei fuselli di legno, detti in genovese “caige”: inizialmente le nonne, le mamme e le figlie, per aiutare economicamente le entrate familiari, arrotondavano vendendo, di solito, il loro prodotto a richiesta. Nelle ore disponibili lavoravano al cuscino già al mattino presto, tanto che i pescatori, quando si alzavano per andare alla pesca, sentivano il fruscio dei fuselli delle donne. Nel periodo antico dei naviganti, questi pizzi venivano venduti nelle Americhe a grande richiesta perché i loro mariti, che navigavano, avevano anche il senso del commercio non solo di pizzi ma anche di altri generi che, con abilità, venivano barattati ed importati… Un cenno particolare lo merita Caterina Crovo detta “dei pizzetti”, una pioniera di questo commercio fra le tante lavoranti del pizzo a tombolo: portofinese doc, nata nei primissimi anni della seconda metà del secolo scorso e sposa di Niccolò Traverso, un ottimo falegname di Genova Prà chiamato a Portofino per eseguire ricercati lavori nella nuova villa di lord Carnarvon, lo scopritore della tomba di Tutankhamon. Donna di spiccato senso degli affari, la Caterina decide di aprire, nella salita alla Chiesa, unico punto di entrata al paese, un vero e proprio negozio (oggi vi è la Boutique “Loro Piana”) per la vendita dei pizzi locali, raccolti dalle varie lavoratrici. Il successo non tarda ad arrivare e presto i suoi stessi clienti la introducono nel mondo delle migliori famiglie genovesi, tanto che sempre più spesso, con le valigie piene di pizzi, parte per la città a fare le consegne ed a prendere le comande.

Entrano così nelle case importanti capolavori del pizzo portofinese, per valorizzare con le stupende tovaglie e le delicate trine, le mense e le gonne delle dame dell’epoca, come richiedeva la noblesse del tempo. A lei va quindi riconosciuto il merito di avere, per prima, esportato e fatto apprezzare il vero pizzo portofinese, risultato dell’ottimo lavoro delle donne del piccolo borgo durante le lunghissime attese dei mariti naviganti. Un’altra persona da ricordare nella lavorazione del pizzo al tombolo è Teresa Forte, detta “Tere”, nata a Portofino nel 1882: era di una antica famiglia portofinese di pescatori, ma benestanti nella loro categoria perché possedevano la casa, il magazzino delle reti ed erano armatori delle loro barche da pesca. Lei era una lavoratrice instancabile che “armava” le reti e, assieme alla sorella Luigia sposata Mussini, le riparavano: la “Tere”, inoltre, si era dedicata con spiccata arte alla lavorazione dei pizzi al tombolo con il filo di oro zecchino, avendo lavorato per la ditta “Giuseppe Scotto” di Genova, con il negozio in piazza Campetto, per i paramenti delle chiese. Il suo nome venne presto conosciuto nell’ambiente, così fu contattata dalla ditta “Alessandro Fedeli” di Milano per l’affidamento di diverse commesse: la “Tere” con la sorella ed altre donne si dedicò a questa attività, gestendola con oculatezza ed onestà tanto che venne anche premiata con la medaglia d’oro proprio per la lavorazione del pizzo in oro. Lavorò anche per la ditta “Finollo” di Genova perché questi pizzi in oro venivano commissionati dalle famiglie nobili ed industriali della città, inoltre lavorò per fare una tovaglia per l’altare della Cappella dell’Ospedale San Martino di Genova: detta tovaglia era corredata da un pizzo in oro alto 20 centimetri e fu esposta in occasione dell’inaugurazione di detta Cappella.

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Con il passare del tempo, con l’avvento del turismo, con la costruzione delle strade di accesso al paese e con l’esperienza acquisita i pizzi venivano venduti anche in loco: così cominciò un vero mercato del pizzo che veniva offerto al passante sul banchetto ambulante a posto fisso e con lo stesso rispetto della consuetudine come nelle “poste” dei pescatori. Questo prodotto veniva fabbricato e venduto in Portofino sempre dalle donne, con la differenza che il lavoro veniva eseguito sulle strade e sulla piazza: questa attività era molto caratteristica ed una vera attrattiva per i turisti, era diventata una curiosità alla quale venivano scattate non poche fotografie. I banchetti che, nell’arco di oltre un secolo, si erano e sono ancora oggi tramandati in successioni femminile ed erano in numero così consistente che ritengo meritevole ricordare le famiglie che si sono alternate, usufruendo di un lavoro risultato economicamente interessante al punto di essere diventato un commercio.

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Partendo dalla Calata, si trovavano i banchetti di: 1) la Barbara Costa, detta “Ba”, che erano insieme al banchetto delle famiglie Prato (Rosaulla); 2) le sorelle Carbone, dette “Buxine”; 3) la famiglia Schiaffino Valle, che fu molto importante a causa della sua posizione davanti al ristorante “Rolando” perché la strada terminava davanti alla Chiesa. 4) le sorelle Anita e Caterina Patrone, dette “Patronette”; 5) il negozio di Caterina Crovo, nella salita alla Chiesa; 6) il negozio di Emanuele Bozzo (oggi il bar “Sottocoperta”). Salendo per via Roma, che era diventata una vía interessante con l’allaccio, nel 1927, della strada carrozzabile al porto, si trovano i banchetti di: 7) le sorelle Carboni, dette “Mutu-ne”, oggi vi si trova il “Bazar De Angeli”; 8) Luigia Faggioni; 9) Benita Gardella Viacava, eredi di Elena Viacava, moglie di “Menelik”; 10) le sorelle Rosselli, eredi di Elena Viacava, moglie di “Menelik”; 11) le sorelle Carbone, dette “Sciabrune”. Facendo il giro della piazza, dalla gelateria “San Giorgio” si trovano i banchetti di: 12) la “Picci” Gimelli con la nipote Dinora; 13) la Rusitta Gardella con la figlia Ida; 14) le sorelle Schiaffino, Auditano e Oneto; 15) il negozio delle sorelle Crovari, dette “Ricche” (oggi vi sí trova il ristorante “Delfino”). Sulla salita San Giorgio, si trovavano: 16) la Boetta Prato e la Teresa Gambetta; 17) la Delfina Schiaffino; 18) la Guglielma Giuffra. Sul Molo, si trovavano i banchetti delle sorelle Indaco e quello delle sorelle Faggioni.

Come si vede, le donne del pizzo hanno dato a Portofino una caratteristica di livello internazionale, perché non ci sono stati stranieri che non abbiano scattato fotografie alle donne del pizzo. Le prime foto di questo nobile lavoro ce le hanno spedite proprio gli stranieri: a conferma di ciò, le abbiamo allegate a questa cronaca antica ricordando che, nei tempi passati, questa attività è stata anche fonte di litigi familiari per difendere il posto di vendita e che tutt’oggi rappresenta una fonte commerciale di sicuro interesse. La Caterina Consigliere, nel 1976, ebbe la brillante idea di insegnare alle bambine come fare il pizzo al tombolo: così prese l’iniziativa di creare una vera scuola del pizzo, andò dal sindaco di allora Roberto D’Alessandro e ottenne un aula dedicata esclusivamente a questa brillante iniziativa. Ottennero molto successo, come è dimostrato da diversi articoli di giornale e di riviste a livello internazionale nonché da fotografie: la scuola del pizzo è stata frequentata da tutte le bambine delle scuole elementari locali, da bambine non del Borgo e anche da persone adulte. Ancora oggi, dopo 20 anni, si continua ad insegnare questo lavoro, che allora fu anche inserito come materia femminile nel programma scolastico. Così la Rina, con tanta pazienza ed arte, continua ad insegnare questo nobile lavoro, che per il paese negli anni antichi fu fonte di guadagno ed aiuto nell’economia familiare. Grazie a Giovanni Carbone.

Portofino, un Mondo a parte.

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