
A pochi chilometri da Portofino, nella celebre Italian Riviera, intorno al 1932, dopo tre anni di progetti e lavori, si inaugurava a Rapallo il Golf e Tennis Club. Il progetto venne curato dall’ingegner Maffei di Torino, il quale realizzò un percorso che si snoda lungo i prati che lambiscono le sponde del torrente Boate.
La struttura vantava un’elegante Club House, un campo da golf con 9 buche e quattro campi da tennis. La realizzazione, promossa dal podestà di Rapallo, Silvio Solari, aveva il fine di attrarre e consolidare la presenza straniera a Rapallo, in particolare la numerosa colonia anglo-americana – tanto affezionata a Portofino – poiché «è pur certo, secondo quanto affermato dalle più reputate agenzie di viaggi turistici e gli stessi albergatori, che un buon inglese e un buon americano non possono rimanere a lungo in una località ove non sia possibile giocare a golf».
Infatti la colonia anglosassone di Portofino, Rapallo e Santa Margherita Ligure rispose con entusiasmo all’inaugurazione della nuova struttura, divenendo fin da principio assidua frequentatrice del circolo, insieme all’aristocrazia e alla buona borghesia di Genova e Rapallo che si erano impegnate per la realizzazione di questa struttura sportiva e mondana.
Ma non fu solamente la colonia britannica di Rapallo ad apprezzare il nuovo campo del Tigullio, poiché i tornei e gli incontri disputati sul green di Rapallo attraevano ospiti provenienti anche da altre regioni italiane e dall’estero.
Ogni qualvolta una nave militare britannica gettava l’ancora nel golfo di Rapallo, si organizzavano tornei tra i soci del Club e gli ufficiali di passaggio, come nel caso dei vascelli Sussex e Shropshire.
Il piroscafo Orontes, della Orient Line, impiegato in una crociera nel Mediterraneo, sbarcò a Rapallo 400 passeggeri, che si poterono distrarre durante il loro soggiorno ligure nelle eleganti sale della Club House testando inoltre il campo da golf e quello da tennis.

La mondanità e celebrità del Club crebbero per tutto il corso degli anni ’30: sui campi da tennis era assiduo giocatore lo scrittore americano Ezra Pound; la Club House era onorata di ospitare Guglielmo Marconi, mentre nel luglio dei 1938 i duchi di Windsor, scesi dai loro panfilo Gulzar ancorato a Portofino, restarono entusiasti del campo da golf, promettendo di farvi ritorno.
I duchi tornarono in visita a Rapallo solo alcuni anni dopo la fine della guerra, nel 1951.
Durante gli anni del conflitto, tra il 1940 e il 1945, il campo da golf restò inutilizzato; in parte venne seminato a grano e orti per apportare un contributo alimentare allo sforzo bellico. Il Club cadde nell’oblio per qualche anno, ove si eccettui un vaneggiante discorso di Mussolini, che citò il golf di Rapallo come un fattore di «rammollimento e antiitalianità».
Dopo la guerra l’attività del Club riprese a pieno regime a partire dal 1948; si tornò anche a discutere di un ampliamento del campo, per portarlo a 18 buche. Il progetto, presentato nel 1967, fu ultimato nel 1971, facendo entrare anche il blasonato club sportivo del Tigullio nella famiglia dei campi a 18 buche.
Portofino, un mondo a parte.
