La Storia e le Leggende

Portofino, a World apart
12
February 2016

I Naviganti

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Portofino Larry Ellison Yacht

Con I’avvento del nuovo Stato di Sardegna la marineria in Liguria, che per secoli aveva insegnato al mondo il mestiere e l’arte del navigare, ebbe un risveglio massiccio che in pochissimo tempo riconquistò la piazza con tutto il suo talento: in Portofino, esistevano famiglie che con il mare avevano molta dimestichezza, cosi che armarono una vera flotta, come si legge nei libri di storia marinara dei bastimenti della Liguria. Questi velieri erano equipaggiati, dal capitano al mozzo, da persone esclusivamente di Portofino, inoltre certo che altri capitani e marinai erano al comando di bastimenti di armatori liguri: questi uomini, oltre che essere buoni naviganti, si dimostravano anche buoni commercianti intuendo quali prodotti erano da esportare, e di quali era necessaria l’importazione. Gli armatori portofinesi, che erano anche capitani dei loro velieri, operavano motto bene con i noli internazionali al punto che la loro navigazione durava anche degli anni, poiche facevano il giro del mondo trasportando, per conto di ditte straniere, materiali di ogni genere da un continente all’altro e ricavando guadagni cospicui che investivano in immobili e possedimenti che ancora oggi appartengono alle famiglie dei loro discendenti.

Altri marinai e padroni marittimi, che si dedicarono invece alle barche da diporto, erano chiamati “Lord” perche i primi a possedere questi tipi di barche da turismo erano i lord inglesi: questi si distinguevano dagli attri, erano motto bra vi nelle negate a vela ed erano motto ricercati perche possedevano un’agilita nel salire sugli alberi durante le regate; questo a causa del fatto che queste persone erano abituate a salire sugli alberi della campagna, quindi abituati alle “sensazioni aeree” ed attenti al pericolo. In Portofino gli armatori erano, net secolo scorso fino ai primi del 900, ben 18 famiglie, mentre il numero dei bastimenti della “malafuera” (doe la navigazione oceanica) era 24, come risulta dall’elenco di un libro intitolato “Capitani di mare e bastimenti di Liguria”.

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Ecco l’elenco dei bastimenti: 1) “La pace” – scuna del Capitano G. Battista Valle. 2) “Giulietta” – scuna, armt. Cap. Rocco Schiaffino, Cap. Andrea Schiaffino. 3) “San Giorgio” – brich. armt. Giuseppe Merello. 4) “Amicizia”- brich. armt. Domenico Davegno 5) “La unione” – scuna, armt. Nicolo Scarsella. 6) “Papa Giovanni”- armt. Devoto di Portofino. 7) “Gemma” – brich. Armt. Rocco Schiaffino. 8) “Sant’Antonio” – armt. Gotuzzo. 9) “II delfino” – brich. Armt. Emanuele Guerello. 10) “SanGiorgio” – scuna armt. Fam. Davegno. 11) “Giulia Paris” – armt. Cap. Paris. 12) “Velocifero” – armt. Domenico Guerello, Cap. Francesco Guerello. 13) “Fratt. Janes”- armt. G. B. Schiaffino, Cap. Cesare Gotuzzo. 14) “Nuova Gemma” – skip. armt. Antonio Schiaffino, Cap. Davide Schiaffino. 15) “Nostra Signora” – brich. armt. Beraldo di Recco (con commerci in Portofino). 16) “Antonio Gotuzzo” – schip. armt. Gotuzzo. 17) “Gemma” – brich. armt. Rocco Schiaffino. 18) “Elena Cordano” – skip. armt. G. B. Schiaffino. 19) “Trento”- skip. armt. Ottavio Schiaffino. 20) “Chile”- skip. armt. Gatuzzo. 21) “Giovanna” – scuna armt. Giovanni Giuffra. 22) “Regina vincitrice” – scuna armt. Elia Schiaffino. 23) “Stella Polare” – nave armt. Elia Schiaffino. 24) “Ex Meres” – scuna armt. Elia Schiaffino.

II nome di capitan Sanguineti merita di essere ricordato dai posteri: questo audace lupo di mare e maestro di navigazione per tanti ufficiali, fu uno dei capitani più “bulli” di quell’epoca non soltanto di Portofino ma di tutta la Liguria, il che e tutto dire. Durante le sue navigazioni, aveva solcato trenta volte gli oceani con un attivo di ben quindici “doppiate” del Capo Horn per il Pacifico, e sette del Capo di Buona Speranza, per Maulein ed Achiab. Nei tempi in cui comandava la maestosa “Enrichetta Raggio”, una bella nave a tre alberi di 3000 tonnellate, capitan Sanguineti fece ben due volte il giro del mondo, stabilendo anche un record perche supero in velocita le piu grandi navi in ferro degli inglesi, ed i rinomati “quattro alberi” dei tedeschi, diventando cosi if corriere postale dei continenti. Come venne riportato anche dal libro “Bastimenti di Liguria“, i vecchi marinai della “malafuera” come si vantavano allora, mi ricordavano che capitan Sanguineti, trovandosi a navigare sul Capo Horn con vento fortissimo, si comportava in maniera audace con il solo velaccio di maestra ed il trinchetto alla vela: udi parlottare dei marinai che “mugugnavano”: “cosa aspetta il comandante a far caricare i velacci? Poi andra lui a dargli volta!” – non lo avessero mai detto! Fu un subissare di ordini, un vero castigo di Dio.

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Capitan Sanguineti si piantò a gambe arcuate sul ponte, chiamò il nostromo e la guardia e, tra il sibilare del vento, cominci6 a tuonare: – “molla il velaccio di maestra, molla contra e messana, molla contra di prua e quella di mezza!” – l’equipaggio, eseguite le difficili manovre, sperò in un po’ di riposo. Ma non fu cosi, quel diavolo di uomo grido ancora: – “mollare la cassa randa e ghindare il contro fiocco!” – raccontano i marinai che quella fu proprio un’avventura, una bella avventura da disperati. E guai a “mugugnare”! Quella maestosa nave, cosi terribilmente invelata che nemmeno nella regione delle Brise aveva caricato tanta vela, si impenno come un corsiero e poi fu una vera corsa pazza, un delirio di velocita: nostromo Schiappacasse, camogliese e marinaio “per la pelle”, raccontava che la nave arrivo a filare a 17 nodi tanto che tutti i sartiani gemevano ed i marinai non sapevano a che Santo votarsi. E capitan Sanguineti sempre lassù, con quel tale cipiglio truce, ben fermo, afferrato con ambedue le mani alla ringhiera del ponte come a dominare la nave: verso mezzogiomo si avvista di prua un grande veliero e, avvicinandolo, lo si rilevò alle quattro pomeridiane al traverso. Era la nave americana a quattro alberi “Cuba”, che navigava con le sole quattro vele maggiori e che, partita dodici giorni prima dallo stesso porto della “Enrichetta Raggio” doe Liverpool, arrive:, a Valparaiso, porto di destino di entrambe, quando capitan Sanguineti stava gia facendo le operazioni di scarico da ben quattro giorni.

Quella traversata, realizzata con sedici giorni di vantaggio sul “Cuba” che era l’alcione orgoglio degli nord-americani, segna un record del quale parlano con elogio tutte le riviste marinare. Ora non è più l’ottimo, coraggioso e tanto simpaticamente testardo capitan Sanguineti, ma il suo ricordo dura tenace sulle tolde delle navi di Liguria, molte delle quali sono oggi comandate da capitani che, nel suo esempio, impararono tutti gli “osamenti” marinareschi. Un altro capitano fu Domenico Davegno, che navigo gli oceani al comando di velieri degli armatori Rainusso di Santa Margherita. Altri due capitani di lungo corso si sono distinti nella loro carriera come capitani d’armamento: Gaetano Gotuzzo nella Tirrenia, societa di navigazione, e Andrea Giuffra nella Cosulich, dopo la seconda guerra mondiale. Mentre gli armatori si ritirarono nel loro Portofino per godersi (‘ultimo periodo di riposo, arrive il nuovo secolo con il quale ebbe fine un’era di naviganti: nel porto, assieme ai gozzi dei portofinesi e quelli dei pescatori, cominciarono a stanziarsi, specie nel periodo invernale, le barche grandi da diporto che, con il passare del tempo, contribuirono a cambiare i modi di navigazione ed a far conoscere l’immagine di Portofino al mondo turistico. (Grazie a Giovanni Carbone).

Portofino, un Mondo a parte.

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