La Storia e le Leggende

Portofino, a World apart
07
March 2016

I grandi proprietari

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PRIMO LOTTOLeggendo in vari libri di storia ligure, ho trovato che, vinta dai Romani la Liguria, Portofino cadde sotto il loro governo e poi, da questi, passò agli imperatori del Sacro Romano Impero fino a quando diventò imperatrice Santa Adelagia (931-999). Adelagia era figlia di Rodolfo II di Borgogna e sposò Lotario II, re d’Italia, nel 947: dopo la sua morte avvenuta nel 950, sposò l’imperatore Ottone I (951). Fu imperatrice dal 962, ma il suo regno fu segnato da varie inimicizie fra cui quella con suo figlio Ottone II. Donna di straordinaria cultura e di animo pietoso, esercitò un grande e benefico influsso sulla corte imperiale a favore della Chiesa, favori la riforma di Cluny (986) e fondò vari monasteri, fra cui quello di San Salvatore a Pavia e quello di Selz in Alsazia dove essa stessa è sepolta. Nello stesso anno, fece dono di Portofino, con altre terre, al monastero di San Fruttuoso, badia dei padri Benedettini Cassinensi, edificata in una baia del monte di Portofino. Santa Adelagia intendeva così fare omaggio all’anima del suo consorte Ottone il Grande e per la futura salute di suo figlio Ottone II, che il Beato Fruttuoso e i suoi religiosi avevano salvato dal mare in tempesta con le loro preghiere.

SECONDO LOTTOUna famiglia, i Prato, era proprietaria di molti appezzamenti di terreno con entro stanti case rurali e altre nel centro storico con relativi fondaci per la vendita dei loro prodotti: tutti questi beni non erano uniti fra loro, ma consistenti tanto da renderli una famiglia facoltosa. Quello che segue è un censimento approssimativo.

a) Partendo dal Faro di Portofino si arrivava sino al confine del cimitero, sulla costa verso il mare aperto e, dal confine del Castello San Giorgio, sino al bordo della località la Palara. Come si può verificare dai mappali, all’interno di questi due lotti esistevano piccoli appezzamenti non di loro proprietà.
b) Un altro lotto partiva dal confine col terreno Benvenuto, lungo la strada Portofino-Ruta e arrivava al confine della villa Sabaino. Comprendeva la casa padronale, chiamata ancora oggi “villa Prato”, e una casa rurale dove abitava il fattore.
c) Il lotto seguente comprendeva anche parti consistenti in località la Villetta, in località Pino, una casa rurale in località Villa Grande e un grande castagneto nel fossato dell’Acqua Viva, con il rudere di un mulino.

Nel 1944, con l’invasione dei Tedeschi, questa famosa villa fu demolita per installarvi una batteria di cannoni a difesa della costa, poiché era in una posizione panoramica e strategica. Si poteva controllare tutto il fronte marino perché la visuale spaziava da Sestri Levante a Capo Mele e, nei giorni particolarmente tersi, si poteva vedere la Corsica e l’arcipelago Toscano. Questa famiglia, nella seconda metà dell’800, vendette il lotto, da me chiamato “a” , a Lord Carnarvon. La famiglia Prato, che era molto numerosa, comprendeva anche un prete che, insieme ad altri facoltosi portofinesi, creò un primo lascito vincolato alle Opere Pie a favore dei concittadini poveri, poi un secondo che donava all’asilo di San Giorgio e che comprendeva la villa Amisani, oggi hotel Eden, e varie costruzioni per la sistemazione delle suore in cima a Vico Nuovo e sopra il confine con Vico Canonica. Nel 1926, il podestà ammiraglio Domenico Marchini rilevava il ricovero per i poveri e gli infermi, quello del lascito di Caterina Gotuzzo, per concentrarvi l’asilo, la casa delle suore, le scuole elementari, che erano allora sparse in vari appartamenti, il Comune e il Gabinetto del medico condotto. Ancora oggi gli eredi Prato-Traverso posseggono terreni e una casa rurale in località Villa Grande, con una dipendenza sotto alla demolita villa Prato.

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TERZO LOTTOLa terza proprietà iniziale importante fu quella dei baroni Baratta, una famiglia ricchissima di beni immobili da Portofmo a Paraggi, passando per Santa Margherita, Rapallo e Zoagli. Fin dai primissimi anni del ‘900, i Baratta cominciarono a vendere consistenti porzioni di terreno e case: al signor Valentini la casa padronale, villa Baratta con appezzamenti sottostanti, in località Figaro, oggi ampliata e trasformata come sede dell’albergo Splendido; al senatore Attilio Odero, tutta la restante proprietà nelle zone agricole di Portofino, con le case rurali e i relativi coloni, di seguito elencati. a) Il primo colono, detto Firmino, che abitava dietro il Piccolo hotel. b) Il secondo era G.B. Viacava, detto Marchin, che abitava nella casa rurale Figaro la quale diventerà poi villa Agnelli. c) Il terzo colono era Giorgio Schiaffino, detto Diavolo, che abitava nella casa chiamata Casa Nuova, cioè l’attuale villa Rosa, al confine della strada Portofino-Ruta. d) Il quarto era il fattore Giuseppe Viacava, detto Giopin du figau, che abitava in località Figaro, sopra l’albergo Splendido, e amministrava gli altri coloni. e) Il quinto colono era Eugenio Arata, che abitava nella costa di Cajega. f) Il sesto era Gigio, detto di Niasca e la sua casa rurale era sotto la Madonnetta del Sabaino. g) Un altro lotto era l’eremitaggio di S. Antonio con mulino ad acqua per le olive e il salone per le riunioni dei Frati: i due coloni erano Pietro Sacco e Enrico Trabucco. h) Il colono Giorgio Schiaffmo, che abitava nella casa rurale del Fossello. i) Il colono Michele Gardella, in località Terruzzo: il terreno arrivava fino sulla costa della Pineta. m) Il colono Luigi Ardito, che abitava la sua casa rurale in località Cappelletta. Il casato dei baroni Baratta possedeva delle proprietà immobiliari anche nel centro storico di Portofino, che furono vendute insieme alle altre dei comuni di Santa Margherita, Rapallo e frazioni, e Zoagli. Ho potuto venire a conoscenza e verificare l’esattezza di queste informazioni grazie alla consultazione del Bando d’asta per vendita giudiziale di stabili del Tribunale di Chiavari. La vendita cominciò nel luglio del 1917 e terminò nell’aprile del 1919: in seguito, queste proprietà hanno subito molte trasformazioni edilizie e cambi di mano, di cui parlerò successivamente.

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QUARTO LOTTOIl quarto lotto iniziale fu quello dei Savignone, discendenti dei Fieschi di Lavagna. Quello che vi posso descrivere si basa sugli aneddoti e sui racconti che i miei antenati tramandavano di generazione in generazione. Il nome della località Savignone si trova nei fogli catastali del territorio di Portofino. Il signor Piero Gallotti, con la sua famiglia e il loro figlio unico Dario, abitavano sulla Calata Marconi, a fianco della mia casa. Dario aveva la mia età e mi ricordo che abbiamo vissuto la nostra infanzia assieme: andavamo a pescare con la canna e giocavo sempre in casa loro. Poi, dopo la III elementare, Dario andò in collegio in Svizzera dove morì tragicamente. Diventando più grande, Piero Gallotti mi trattava amichevolmente, come se fossi un adulto: io facevo il marinaio e il manutentore di barche con mio padre, ma non avevamo un magazzino, indispensabile per condurre bene questo lavoro. Allora Gallotti mi offrì di acquistare un terreno sul Molo Umberto e costruirvi un magazzino: così abbiamo continuato il nostro lavoro tranquillamente. Anche per questo ho potuto conoscere la loro storia e venire a sapere che i Savignone non avevano avuto eredi maschi, ma solo nipoti di cui due fratelli, loro padri. Lui si chiamava Piero ed era comandante di lungo corso e suo cugino, di cui non ricordo il nome, era invece un medico di La Spezia. Dopo la divisione ereditaria, a Piero furono attribuiti vari appartamenti in Portofino, circa una ventina sulla Calata Marconi, una casa rurale con contadini in località Pino, un’altra dietro la chiesetta di San Sebastiano, che era la cappella di famiglia donata alla Chiesa dai loro antenati, e la villa La Torre sulla Penisola. Al cugino passò la casa padronale di San Sebastiano con una piana di 10.000mq a tutta vista mare, varie costruzioni e la casa del colono, due case rurali nella Valle dei Mulini con annessi terreni, mulini da olive e da grano e altre proprietà in località Castagneto e Fondaco. Un altro appezzamento di terreno, situato sotto la strada Portofino-Ruta ed esattamente sotto la ex Villa Prato, fu venduta dal cugino di Gallotti al conte Besozzi già negli anni ’30. Dopo la II guerra Mondiale, la contessa Besozzi ottenne i permessi per costruire una villa che è stata poi venduta all’attore Rex Harrison.

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In punto di morte e in presenza della sua seconda moglie tedesca, Piero Gallotti mi incaricò di eseguire il suo testamento redatto verbalmente: cosa che è stata puntualmente e pacificamente portata a termine da me. Così, si può constatare come il territorio di Portofino fosse in mano al demanio marittimo e diviso nei quattro lotti sopradescritti: i proprietari non furono più di trenta-quaranta compresi gli abitanti benestanti del posto, ma all’epoca la popolazione del Borgo contava ben millesettecento persone circa (vedi Saggio op. cit.). Il console Brown fu il primo a “scoprire” Portofino e a dargli un “indirizzo turistico-abitativo”: lo fece conoscere ai suoi amici stranieri che, col tempo, crearono una comunità di importanti personaggi trasformando Portofino in un “villaggio” di loro proprietà. Acquistarono le migliori zone panoramiche per costruirvi case di lusso e le conservarono gelosamente tra di loro per circa un secolo. Poi è cominciato un frazionamento delle proprietà e un cambio lento dell’economia che, divenuta col tempo turistica, ha fatto conoscere Portofino in tutto il mondo. A questo punto, ho pensato di ricostruire un censimento dei nuovi proprietari che hanno scelto Portofino come zona di abitazione, per trascorrere periodi estivi di vacanza, periodi di riposo tranquillo o, comunque, di meditazione e di fuga dai ritmi lavorativi: in questo lembo di terra costruito dalla Natura non ci si annoia mai e sembra fatto apposta per rimanere lontano dalla vita frenetica che ci ha imposto il progresso. Siccome ho già passato gli 84 anni, posso nominare molte delle famiglie italiane e straniere che hanno trascorso qui lunghi o brevi periodi della loro vita: persone di alto rango, industriali, commercianti, nobili, artisti e tutti quelli che hanno contribuito a far conoscere Portofino nel mondo e ai quali dobbiamo riconoscere la splendida nomea attribuita a Portofino in ambito turistico e ambientale. Vorrei altresì approfondire che cosa facevano nelle loro attività industriali e commerciali perché, per lunghissimo tempo, accordi e affari a livello mondiale venivano promossi e conclusi proprio qui, a Portofino. E nell’osservare le abitazioni si torna col pensiero indietro nel tempo, ricordando chi erano i primi veri pionieri del “lancio” di Portofino.

Oltre ai quattro grandi proprietari sopra descritti, c’erano circa dodici famiglie che possedevano un cospicuo numero di appartamenti nel centro storico e la casa di campagna, con il relativo terreno e uno o più contadini, nella parte rurale dove passavano il tempo libero. Fra queste, le famiglie più facoltose erano i maggiorenti che avevano amministrato il Borgo negli anni ’20, prima dell’avvento del Fascismo: mi ricordo che i nostri vecchi menzionavano con ammirazione tutti i loro beni. Queste famiglie erano: Guerello, Basso, Babuglia, Forte, Merello, Benvenuto, Schiaffino, Vassallo, Davegno, Paris, Gottuzzo, Gazzolo, Fresco, Carbone, Gallotti Devoto. Tutte queste famiglie possedevano appezzamenti di terreno con il rustico abitato dal mezzadro e qualcuna anche la casa di campagna. Mi ricordo di aver sentito menzionare che chi possedeva anche la villa padronale prima del ‘900 erano i Guerello, i Paris, i Davegno, i Basso, i Prato, i Baratta Savignone, i Benvenuto, tutti proprietari portofinesi. Queste famiglie erano costituite da piccoli armatori, mugnai, capitani di lungo corso, avvocati, ingegneri, commercianti, medici e farmacisti. Ho scritto i nomi delle famiglie in ordine sparso e non alfabetico per seguire il filo dei miei ricordi, senza voler favorire l’una o l’altra. Esisteva anche un buon numero di abitanti di Portofino proprietari di case e piccoli appezzamenti di terreno, i quali completavano la lista del totale sopraddetto. Come riporta il libro del 1876 “Saggio storico di Portofino” (op. cit.), in quei tempi i portofinesi erano circa millesettecento. Già da molto tempo, quando si parla di Portofino e dei suoi abitanti con coloro che non conoscono la storia di questo paese, noi veniamo accusati di aver venduto le case a gente straniera, a forestieri: io mi sono sempre difeso dimostrando che la stragrande maggioranza degli abitanti non erano affatto proprietari di case, ma solo trenta-quaranta su millesettecento. Molti sono diventati i proprietari delle loro abitazioni con tanto sacrificio solo dopo la II guerra Mondiale. La conferma di questa situazione si ha guardando le nuove case popolari che gli Enti pubblici hanno dovuto costruire per frenare l’esodo emigratorio da Portofino, quando la popolazione era diminuita fino a milletrecento abitanti.

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La prima casa popolare fu costruita dall’Istituto Case Popolari (I.A.C.P.) della provincia di Genova nel 1936 e fu terminata nel 1938. L’idea venne all’allora podestà ammiraglio Domenico Marchini poi, dopo la II guerra Mondiale, fu seguito dall’amministrazione Velo che, negli anni ’50, voleva liberare le case requisite dal Commissario degli alloggi per darle agli abitanti bisognosi. Fra le proprietà degli Enti pubblici, proprietà che non sono e non sono mai state popolari, si conta un cospicuo numero di appartamenti, rustici e fondi in generale: questo a dimostrazione di quando quegli amministratori erano, per così dire, solerti a frenare l’esodo dalla nostra comunità. L’emorragia degli abitanti in questo ultimo mezzo secolo è dovuto allo sviluppo del turismo, che ha cambiato la vita economica del paese per le diverse categorie di lavoratori. C’è stato un incremento nella nautica da diporto che ha praticamente annullato non solo l’economia dei pescatori, ma di conseguenza, anche di tutto l’indotto agricolo e degli altri mestieri del passato. Chi erano le famiglie che, nell’arco di due secoli, hanno acquistato beni a Portofino, costruendosi ville e appartamenti per trascorrere le vacanze estive e invernali? Queste, spesso, si sistemavano qui per tutto l’anno e tramandavano le proprietà di generazione in generazione, senza mai venderle o affittarle a persone sconosciute, ma conservandole gelosamente. Questo “fenomeno”, unico nel suo genere, è stato interrotto dalla II guerra Mondiale, in quanto i vincitori avevano necessità di denaro e hanno iniziato a cedere in parte le loro proprietà: invece fra gli Italiani, che avevano perso la Guerra, si trovavano molti industriali e gente facoltosa che erano, incredibilmente, in condizioni economiche floride.

Questi ultimi hanno potuto comprare, a prezzi molto vantaggiosi, delle proprietà che sarebbe stato impossibile comperare prima, che anzi non era neppure immaginabile prenderle in considerazione. Finalmente anche noi potevamo possedere un bene in una zona che era ed è “meta di ricchezza” e di considerazione particolare. Voglio raccontare un aneddoto vero al 100%. Quando noi portofinesi ci troviamo all’estero e dobbiamo esibire il passaporto con scritto “nato a Portofino“, veniamo subito etichettati come persone ricche e durante le conversazioni otteniamo il risultato di essere maggiormente ascoltati e, soprattutto, il massimo consenso. Poi, però, c’è il rovescio della medaglia: quando ci accingiamo a fare shopping, non otteniamo alcuno sconto e, a volte, ci tocca anche pagare un sovrapprezzo se non siamo attenti! In ordine geografico, comincerò dalla punta del Faro facendo un censimento di chi ha costruito e abitato a Portofino in un preciso arco di tempo dal XIX secolo ai giorni nostri: farò conoscere chi erano questi pionieri che hanno scoperto questo angolo di paradiso, regalo della natura a noi e agli altri. A Portofino non si ci stanca mai: in questo posto, la Natura “cambia” l’atmosfera ogni giorno e non ti annoi mai. Puoi trascorrere il tempo andando per mare o facendo delle passeggiate lungo il Monte che, pur essendo a picco sul mare, possiede una macchia mediterranea così varia che in certi posti ti sembra di essere in montagna. (Grazie a Giovanni Carbone).

Portofino, un Mondo a parte.

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