La Storia e le Leggende

Portofino, a World apart
17
February 2016

Famosi Artisti forestieri in Liguria

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Portofino Novella Parigini Artist

Straordinarie opere d’arte dimostrano le relazioni intercorse fra i maggiori artisti del mondo e la Liguria, dall’inizio dell’Ottocento, secondo un’intensità destinata a durare ancora oggi e ad investire ogni luogo della regione, da Bordighera a Lerici. Che la Liguria abbia goduto di una straordinaria fortuna presso artisti, letterati e viaggiatori colti non è certo una novità. Alcune pubblicazioni e mostre d’arte, realizzate negli ultimi tempi, hanno documentato taluni episodi della presenza di artisti stranieri e forestieri in Liguria; mai, però, forse per la sua ampiezza o più probabilmente per l’innato difetto dei liguri di non saper parlare bene di se stessi, è stata tentata una ricerca al fine di ricostruire per quanto possibile l’interezza di una storia costituita da eccezionali presenze, importanti passaggi e straordinarie passioni” per la Liguria.

Nel periodo interessato, fra l’inizio del XIX secolo e la metà del secolo successivo, gli artisti stranieri o, comunque, non liguri, “foresti” come si dice in Liguria, che hanno visitato e rappresentato la regione sono stati centinaia. Il numero degli artisti è notevole (oltre trecento) ma sicuramente non è esaustivo, e apre la possibilità per nuovi studi. “Magico” è un temine che compare spesso nelle lettere di Monet, nella foto in alto l’opera Soleil Levant e in basso l’opera I Papaveri, da Bordighera, così come magici e mitici sono gli approdi della ricerca realista di Carrà che conducono ad un capolavoro assoluto del novecento, “Il pino sul mare”, dipinto nel 1921 a Moneglia. E’ certo che le opere individuate, in gran parte legate alla rappresentazione del paesaggio ligure, restituiscono un’immagine della regione di valore universale, offrendo un contributo per una straordinaria “galleria” d’arte moderna, inevitabilmente virtuale, per quella che può essere considerata la più persuasiva e seducente “vetrina” delle bellezze della regione, viste e interpretate da alcuni fra le maggiori personalità artistiche divenute simbolo della loro epoca.

Portofino Athos Faccincani Calata Marconi

La ricerca inizia nei primi decenni deIl’ 800 con quei viaggiatori che includevano il passaggio da Genova e Portofino e dalla Liguria nel percorso verso Pisa e Roma, quando la Liguria, in particolare Genova, con il suo porto e il Golfo della Spezia, con Lerici e Portovenere, diventarono tappa obbligata del Grand Tour d’Italia. Si incontreranno così Thomas Lawrence, nella foto una sua opera, Leo von Klenze, William Turner, Camille Corot, Andreas Achenbach, John Ruskin, Nikolaj Nikolaevic Ge.  Gli eventi connessi alla causa dell’unità italiana condurranno a Genova artisti costretti a fuggire dalle terre irredente come i veneti Leopoldina Zanetti e Ippolito Caffi. Se uno dei paesaggi genovesi di Corot, la veduta da Villa delle Peschiere, con i tetti grigi e la città quasi calcinata dal sole, è noto per essere stato esposto e pubblicato più volte; molto meno conosciuti sono i lavori di Turner eseguiti in diversi passaggi da Genova e per le Riviere. Numerosi ed affascinanti sono i dipinti ad acquerello, addirittura centinaia le impressioni schizzate sui suoi taccuini tali da restituire l’immagine di uno dei luoghi italiani più amati dal grande artista inglese. 

Prosegue con le presenze della seconda metà dell’Ottocento, in particolare degli artisti del Nord Europa, che consideravano le Riviere e Portofino l’ambiente ideale per rinfrancarsi dai rigori climatici come i russi scesi sul Mediterraneo, a Nervi o a Sanremo per curare il “mal sottile, o che vi cercavano le fonti di una pittura di storia, come nel caso del marinista armeno Ivan Konstantinovic Ajvazovskij, in basso l’opera Istambul, giunto a Genova per studiare la storia e il mito di Cristoforo Colombo, destinato alla creazione di cinque grandi dipinti che saranno esposti trionfalmente a San Pietroburgo nel 1880 e in mostre successive a Mosca e Londra (1881), Vienna (1884), Berlino (1885), Parigi (1890): a Chicago in occasione dell’Esposizione Internazionale per il quarto centenario della scoperta dell’America (1893) e, nello stesso anno, a New York, San Francisco, Washington. Altri, più frequentemente, verranno in Liguria attratti da luci, colori, motivi e atmosfere sconosciute alle loro culture, come gli inglesi affascinati da Bordighera e dai luoghi raccontati da Giovanni Ruffini nel “Doctor Antonio”. 

Portofino Athos Faccincani from Saint George Church

Si spiega così l’eccezionale stagione ligure vissuta da Claude Monet a Bordighera e il gran numero di pittori che lo hanno preceduto o ne hanno seguito le tracce nel Ponente ligure, fra cui Alexandre Calame, Edward Lear, Hermann Nestel, lsaak II’ic Levitan, Pompeo Mariani. Nella Riviera opposta un’analoga ricerca di timbri e soggetti nuovi s’incontra con l’insistita presenza di Telemaco Signorini a Riomaggiore, e con l’intenso soggiorno di Arnold Bocklin a Tellaro nel Golfo della Spezia. In Liguria, la presenza a Bordighera di Monet passerà inosservata. La rivoluzione estetica del pittore impressionista e quella determinata da Paul Cézanne, la foto descrive il suo atelier, su un altro versante della ricerca visiva, saranno comprese anni dopo. Per molto tempo la pittura ligure di paesaggio cercherà la sua strada verso la modernità, procedendo con lentezza nel passaggio dalla pittura di veduta, schizzata all’aperto ma svolta in studio, meditata attraverso gli esempi del vedutismo europeo, a una sempre più serrata riflessione sul vero.

Dai “Grigi”, partecipi alle sedute di lavoro di gruppo a Genova, a Carcare in estate, come testimoniano gli scritti di Anton Giulio Barrili; e a Rivara, nel Canavese, raccolti intorno a Carlo Pittara, giungeranno le prime novità e un significativo contributo, come scriverà Corrado Maltese, “al trionfo del movimento realista dell’Italia del Nord“. E’ con i “Grigi”, che incomincia una “linea ligure” nella pittura di paesaggio e nella ricerca della rappresentazione del proprio territorio secondo idealità e codici espressivi moderni. Ed è interessante notare la presenza di artisti dalle diverse provenienze; per cui, accanto ai liguri Tammar Luxoro, Francesco Gandolfi, Alberto Issel, Benedetto Musso, Ernesto Rayper, incontriamo Alfredo Cesare Reis Freira de Andrade, architetto e pittore portoghese naturalizzato italiano tre anni prima della morte, e lo spagnolo Serafin de Avendaño Martinez, formatosi a Ginevra con il Calame e trasferitosi a Genova nel 1866, dove visse per circa trent’anni.

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Ma bisognerà attendere la forza mediata dallo scientismo positivista dei divisionisti, di Plinio Nomellini, nella foto Piazza Caricamento di Genova, e di Gaetano Previati, per incontrare una pittura che si carica di luce e di colore; che diventa capace di incidere sull’ambiente artistico regionale, ma anche di ricevere, proprio dalle ricerche fondamentalmente emozionali dei pittori liguri, quelle suggestioni capaci di esaltare sensibilità e valori inediti, intimamente insiti con la natura introversa, aspra, scabrosa, contrastante, del territorio della Liguria. Ampi capitoli si devono dedicare agli anni del Liberty, inizio della modernità in particolare nei centri di Genova e di Sanremo che, nel momento del loro massimo sviluppo economico, finanziario, industriale, turistico, hanno visto una notevole vitalità culturale ed una eccezionale concentrazione di artisti provenienti dall’estero e da altre regioni, un fenomeno forse unico nella storia dell’arte ligure.

L’attività edilizia senza precedenti, così come chiamava a Genova e a Sanremo famosi architetti, da Charles Gamier a Gino Coppedè, da Eugene Ferret a Venceslao Borzani, metteva a disposizione di artisti e decoratori sale e soffitti di ville e palazzi; stazioni ferroviarie, casinò, grandi alberghi; teatri, ristoranti, banche, uffici pubblici; padiglioni per esposizioni, da quella Colombiana del 1892 all’Esposizione Internazionale di Marina del 1914, alle esposizioni nazionali; nonché lussuosi transatlantici, che venivano costruiti nei cantieri genovesi. Si andava a Genova compiendo viaggi lunghissimi, anche per curarsi, come nel caso del pittore simbolista russo Michail Vrubel‘, che accompagnò il figlio del suo mecenate malato di tubercolosi dall’illustre clinico Edoardo Maragliano.  Gli artisti si spostavano a Genova o a Sanremo, come in altre epoche accadrà per Milano o Roma. Per alcuni è stata una scelta limitata agli anni della grande espansione economica di Genova e dell’affermazione di Sanremo e Portofino quali città di villeggiatura; per altri sarà una decisione definitiva che durerà tutta la vita e li farà considerare liguri a tutti gli effetti.

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Si pensi a personalità come Plinio Nomellini, trasferitosi nel capoluogo ligure intorno al 1889 dove vivrà fino al 1902, e diventerà un riferimento per il rinnovamento delle arti in Liguria, guida di un giovane Pellizza da Volpedo, che nella pittura genovese di Nomellini scopre la modernità del linguaggio divisionista, o di un affermato Galileo Chini che, grazie al pittore livornese, lavora a Sampierdarena e Genova, per poi realizzare a Sanremo una delle maggiori opere decorative del tempo. Altri artisti “scopriranno” la Liguria, attratti dalla sua vivacità culturale e dalle bellezze della natura, facendone la loro seconda patria: Pompeo Mariani, dopo aver dipinto il mare e il porto di Genova, nel 1889, nella foto,  si stabilisce a Bordighera; Gaetano Previati, raggiunto un certo benessere, affitta una casa a Lavagna dove risiede dal 1901 fino alla morte; Antonio Discovolo, sulle orme di Arnold Bocklin, scopre il Golfo della Spezia; poi, come Telemaco Signorini, è introdotto da Agostino Fossati nelle Cinque Terre e a Manarola si innamora di una ligure che diventerà sua moglie e di quei luoghi dove vivrà l’intera esistenza.

Con Nomellini, Previati, Chini, Mariani e Discovolo si supera il sottile confine che separa naturalismo e simbolismo, quando nei loro quadri il paesaggio raggiunge lo struggimento della più felice rappresentazione pittorica. Il nuovo secolo si apre emblematicamente con l’arrivo a Genova, in una notte di ottobre del 1901, di Paul Klee e continua con alcune presenze che, da sole, spiegano la considerazione che aveva la Liguria.  Vassily Kandinsky e la sua compagna Gabriele Munter, dopo aver visitato la Tunisia e mezza Europa, avendo “nostalgia di un inverno più mediterraneo”, trascorrono i mesi fra l’inverno e la primavera del 1905-06 a Rapallo. Max Pechstein, grande esponente dell’Espressionismo tedesco, soggioma nel 1913 a Monterosso, nelle CinqueTerre, dove tornerà nel 1924. 

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Lovis Corinth, nel 1912, e Alexej von Jawlensky, nel 1914, sono a Bordighera dove scoprono le facoltà balsamiche della Riviera per la loro salute e svelano luci, vegetazione e colori di un lembo di Africa a poca distanza dalle capitali d’Europa. Ma la relazione con la Liguria di questi artisti non si limita ad una felice occasione di soggiorno. Osservando il lavoro di Monet, Corint, Kandinsky, Jawlensky, e di molti altri, è inevitabile constatare come la loro pittura si sia profondamente trasformata, marcando una discontinuità fra una stagione “prima” ed una stagione “dopo” l’arrivo in Liguria. Nei dipinti di Monet a Bordighera nasce uno stile che pone l’artista fuori dall’Impressionismo, giungendo a colori, luci e ad un’autentica enfasi gestuale, che precedono di vent’anni la pittura dei Fauves.

Kandinsky raggiunge a Rapallo una pittura che si colloca in maniera significativa lungo il “viaggio” dell’artista verso un linguaggio liberato dagli elementi figurativi. Corinth a Bordighera, guarisce dalla malattia e inizia un nuovo corso nato dalla rinnovata voglia di vivere trasferita nella gestualità emozionale dei segni e nella padronanza dei colori. Jawlensky, una sua opera nella foto,  ancora a Bordighera, conquista, pur nella brevità di quel soggiorno, una pittura di grande luminosità e violenza del colore, che farà somigliare le sue tele a paesaggi africani. E’ la conferma di come i luoghi possano influenzare l’espressività artistica attraverso quella che definisco “Topografia dell’arte” poichè modifica la percezione della propria esistenza, il rapporto con la natura e il modo di fare arte; che qui è testimoniata da moltissime esperienze straordinarie.

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Se Kandinsky giunge in Liguria e Portofino per ragioni artistiche, affettive e turistiche, altri suoi connazionali vi arrivano costretti dalle condizioni politiche della Russia: esuli dopo la fallita rivoluzione antizarista del 1905, come llya Mashkov, ancora esuli dopo la rivoluzione d’Ottobre del 1917, come Vsevolode Nicouline, Anna Aleksandrovna Swedomskaja e Lija Slutskaya.  Ancora dall’Europa orientale, ma per motivi completamente diversi, arrivano in Liguria due signore del Futurismo, l’ucraina Aleksandra Ekster, in vacanza a Bogliasco e a Genova, e la boema Rougena Zatkova, residente a Pegli e Oneglia.  Poi, vi giungerà, soggiornando a lungo a Oneglia e a Levanto, Benedetta, pittrice e scrittrice, moglie di Filippo Tomaso Mannetti, l’ideatore e leader del movimento futurista. Innamorato fin dagli anni giovanili di Genova e delle Riviere, Marinetti sarà l’instancabile promotore del Futurismo in Liguria costituendo gruppi, reclutando giovani, dando vita ad autentiche “centrali” della sperimentazione artistica a Genova, Albisola, La Spezia, Savona; inventandovi la ceramica futurista con Tullio, Torido Mazzotti, Farfa; i libri di latta, ancora con Tullio d’Albisola e Bruno Munari; applicando nella realtà le teorie della “plastica morale” e di una nuova estetica del paesaggio, che troverà attuazione nelle opere di Fillia, Enrico Prampolini, Gerardo Dottori, Acquaviva e di molti altri esponenti del movimento.

Gli anni Venti si aprono con la stupefatta “scoperta del mare” di Carlo Carrà, a Moneglia e a Camogli. Con Carrà si ha un’altra eccezionale testimonianza dell’influenza che i luoghi possono avere sulla pittura. A Moneglia e a Camogli, l’artista trova la conferma di quanto fino ad allora si accumulava solo nei suoi pensieri. L’idea del Pino sul mare era nella mente di Carrà da tempo, ma la sua realizzazione aveva bisogno di una rivelazione, confermata dalla natura dei luoghi. Carrà, ma anche Leonardo Dudreville, Aldo Carpi, Arturo Tosi, Alberto Salietti, Achille Funi, quasi tutti i maggiori esponenti di “Novecento” sono in Liguria.  Oltre a loro incontriamo Felice Casorati, Ubaldo Oppi, Piero MarussigFra le stagioni dell’arte italiana, Novecento” sarà il movimento più “ligure”, sia per lo straordinario affollamento degli esponenti nelle località della regione, in particolare a Chiavari e nel Tigullio, sia per l’influenza esercitata sulla comunità degli artisti locali, nonché per la scelta che alcuni di loro fecero decidendo di vivere in Liguria: Arturo Martini a Vado, Alberto Salietti e Lino Perissinotti a Chiavari, Carlo Prada a Santa Margherita Ligure.

portofino-leonid-afremovCome la Liguria offre serenità e ispirazione agli artisti di “Novecento”, lo stesso accadrà, acquisendo i caratteri di un paradosso che solo la bellezza della regione può spiegare, per i suoi oppositori: gli “Astrattisti“, i “Sei di Torino“, i “Chiaristi“, i giovani di “Corrente“. Seguendo le cronache degli artisti di questi movimenti li possiamo incontrare quasi tutti a dipingere a Portofino e lungo le Riviere. Qualcuno, come Oreste Bogliardi, uno dei fondatori dell’astrattismo italiano, decide di stabilirsi a Rapallo; Carlo Levi dal 1924 ha casa ad Alassio; Umberto Lilloni visita molti luoghi, ma si sofferma soprattutto a Lavagna che si rivela la località più amata dai “Chiaristi”. Fra i giovani di “Corrente” incontriamo Bruno Cassinari a San Salvatore dei Fieschi, grazie all’amicizia del compagno d’arte, l’argentino Santiago Cogorno; e Aligi Sassu ad Albisola e Savona. Gli anni Trenta vedono l’avvio delle ricerche sperimentali di Lucio Fontana ad Aibisola. La presenza nel Tigullio di un grande collezionista come Riccardo Gualino e di sua moglie Cesarina, sensibile pittrice, ci fanno conoscere l’inattesa presenza a Portofino di André Derain, nel 1937. (nella foto una sua opera) Ma il pittore francese non è l’unica presenza straniera. 

Nel suo “Voyage en Italie” lo scultore Emile-Antoine Bourdelle dedica a Genova alcune pagine di un suo giornale di viaggio compiuto in Italia fra il 1921 e il 1922 con l’amico Auguste Perret. Le pagine genovesi dal 16 al 18 settembre 1922 sono scritte con un linguaggio particolarmente eccitato: “Siamo arrivati a Genova. Immensa città al lavoro. Enorme formicaio umano. Qui tutto è ciclopico. Tra due case, in alcune strade prima di Genova, si incontrano, più alte delle grandi facciate, delle immense navi d’acciaio in costruzione …. Una razza molto bella. Le donne sono fiori di bronzo, d’oro, di roccia, sono dei frutti di sole, alcune sono brune come olive…”. Lo scultore, che vede donne di bronzo forse ripensando ad una vicenda d’amore vissuta con una nobildonna genovese nei suoi anni giovanili, raggiunge l’entusiasmo quando visita San Lorenzo, “Ah! cela admirable!” 

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All’inizio degli anni Venti è a Portofino George Grosz.  Pochi anni dopo, il grande espressionista tedesco Max Beckmann visita Genova, di cui dipinge con scrittura incisiva una veduta di notevole suggestione del porto. Un altro grande espressionista, anch’egli cimentatosi con il proprio vigoroso temperamento nella veduta dello scalo genovese, è Oskar Kokoschka, a Genova nel 1932 e a Rapallo l’anno successivo, dove dipingerà paesaggi e ritratti e parteciperà ad una mostra con artisti liguri e gli artisti stranieri ospiti della cittadina. A Rapallo, nello stesso periodo, soggiornano i pittori tedeschi Rudolf Levy e Felix Nussbaum che vi vivranno le loro stagioni più felici e serene, prima della persecuzione antisemita, la fuga e lo sterminio nei campi nazisti.  Negli anni Trenta, Giorgio de Chirico torna a Genova a dipingere il porto, nella foto il suo omaggio a Ettore e Andromaca, la Riviera, la Lanterna, che aveva già rappresentato in una tela metafisica del 1918; la sua stagione più proficua si avrà nel dopoguerra, nel corso di un lungo soggiorno a Rapallo, di cui trasfigura l’antico castello sul mare in un’epica composizione dove si fondono miti mediterranei ed enfasi barocca.

Un capitolo è dedicato agli artisti più amati dal poeta Giovanni Descalzo: Michele Cascella innamorato di Portofino; Io svedese Eric Ekengren, che dopo aver girato il mondo decide di fermarsi a Lavagna; tanti “foresti” presenti a Sestri Levante, fra cui il pittore lituano Petras Kalpokas; l’olandese David Abraham Bueno de Mesquita; Dina Bellotti, che ha dipinto la Riviera con colori squillanti e luminosi.  Le ultime pagine sono riservate a Renato Guttuso, rifugiato a Genova nel 1943 in casa del collezionista Alberto Della Ragione, dove erano, dal 1939, anche Mario Mafai e la moglie Antonietta Raphael, figlia di un rabbino lituano, ospitata per sottrarla dalle persecuzioni razziali. 

C’è infine da rammentare quel passaggio destinato a divenire un evento leggendario, fra realtà e mito, come il viaggio di Pablo Picasso in Liguria alla ricerca delle sue radici, in quel di Sori e di Portofino, e di Matteo Picasso di Recco, che lui considerava un suo avo pittore. Ma la storia della fascinazione esercitata dalle Riviere sugli artisti, che in questo volume termina con il viaggio di Picasso non si conclude. Si sviluppa attraverso nuovi codici linguistici della pittura di paesaggio di Renato Birolli nelle Cinque Terre e di Ennio Morlotti a Bordighera.  Continua ad Albisola con Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Baj, Giuseppe Capogrossi, Cesar, Leoncillo, Wilfred Lam, Tàpies, Serge Vandercam e gli artisti del gruppo Cobra, Asger Jorn, Asger Jom, Comeille, Hundertwasser a Genova; gli americani invitati ad esporre a Bordighera da Peggy Guggenheim e Jean Cocteau fra cui Arshile Gorky, Man Ray, Roberto Sebastian Matta, Mark Rothko, Jackson Pollock, Edward Hopper, Lionel Feyninger, Ben Shahn. 

Gli artisti presenti in mostre e Premi nazionali e internazionali a Genova, Sestri Levante, La Spezia, Santa Margherita Ligure, Portofino, Chiavari, Vado Ligure, Spotorno, Alassio, Imperia.  L’elenco degli artisti presenti in Liguria si arricchisce di personalità quali David Smith, Calder, Pomodoro e gli artisti dell’Italsider di Cornigliano e Savona; con gli autori della ‘Passeggiata degli Artisti” di Albisola e Fausto Melotti, ospite a Zoagli dell’architetto Luigi Caccia Dominioni; Renato Mambor a Genova; Pompeo Borra a Arma di Taggia; Emilio Prini, Gerd Rohling, Reinhard Pods, Winfred Gaul a Chiavari; Otto Hofmann a Pompeiana; Bernd Zimmer a Rapallo.  Gli artisti radunati da Emilio Scanavino a Calice e quelli del “Centro internazionale di sperimentazioni artistiche” di Marie- Louise Jeanneret (la nipote di Le Corbusier) di Boissano, attivo quasi vent’anni fra anni ’70 e ’80, con ospiti quali Andy Wahrol, Vito Acconci, Michelangelo Pistoletto, Alain Kirili, Georges Moboulese, Mario e Marisa Merz, Moroshita Keizo. 

Sono tante le vicende umane ed artistiche che, continuando a rivelare autentiche passioni per la Liguria, giungono fino ai nostri giorni, con Gianni Bertini, maestro del Mac e della Mec Art, die divide la sua esistenza fra Parigi, Milano e il villaggio di Nansola; Federica Galli, la signora degli alberi e dell’acquaforte, a Santa Giulia di Centaura; Rainer Kriester che ha trasformato Castellaro di Vendone in uno stupefacente teatro di pietra; George Baselitz che addolcisce la sua violenza selvaggia in quel di Imperia, la stravagante Novella Parigini che con le sue “donne gatto”, arredava i salotti dolcevitieri e nobili di Via Condotti a Roma, della frizzante Via Margutta, sino alla galleria in piazzetta a Santa Margherita Ligure.

Portofino, un Mondo a parte.

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