Il sistema dei terrazzamenti è stato costruito di sole pietre e terra. Nulla è stato importato. È la disposizione degli elementi costitutivi del suolo che è mutata. Le pietre, in genere di arenaria, scavate sul posto e spezzate solo se troppo grandi, sono state collocate in modo ordinato nei muretti. Lo scarso manto di terra che ricopriva le colline è stato accumulato nelle terrazze, bene prezioso per rendere possibile l’impianto della vite e dell’olivo.
Solo sassi e terra: nel corso dei secoli le vicende della storia e gli accadimenti naturali hanno mutato la disposizione di questi elementi essenziali, ma non li hanno mai sostituiti. Il lavoro di costruzione del sistema dei muretti a secco non va interpretato come un processo lineare di espansione del terreno reso coltivabile.
Nel corso dei tempo esso ha assunto invece un andamento ciclico, determinato dalla fortuna e dal prezzo del vino sui mercati, dal numero di uomini e donne addette al lavoro dei campi, dalla violenza degli agenti atmosferici. Periodi di abbandono e di nuova naturalizzazione delle aree già coltivate si sono alternati a fasi espansive, nelle quali dapprima sono state ripristinate le fasce abbandonate, spesso ricostruendo centinaia e centinaia di metri cubi di muretti.
In molte altre parti d’Italia si è prodotto vino; ben difficilmente tuttavia la viticoltura ha superato le proprie crisi cicliche dovendo ricostruire il terreno su cui reimpiantare i vigneti, come nel caso delle Cinque Terre.
L’equilibrio instabile del sistema, condizionato da molteplici fattori esterni, conosce anche un intrinseco elemento di debolezza: il muretto a secco è esposto alla naturale usura delle pietre che lo compongono, alla pressione e al peso della terra che deve sorreggere, agli effetti, a volte dirompenti, delle acque meteoriche. Il paesaggio artificiale delle Cinque Terre ha preso origine e si è sviluppato con la sola forza delle braccia e con l’abilita dei viticoltori tramandata e affinata di generazione in generazione.
La natura dei suolo da sformare, così acclive, ha reso impossibile l’utilizzo di animali da trasporto, come nel vicino entroterra: i sentieri nei campi sono sempre stati troppo stretti e ripidi per permettere il passaggio di muli e asini. Più problematico ancora l’uso di qualsiasi attrezzatura complessa. Tutto è avvenuto per opera dell’uomo, che è stato insieme architetto e operaio. Pochi gli strumenti richiesti per spezzare la pietra e per sollevare modeste quantità di terra e piccoli sassi.
La manualità e l’esperienza sono la caratteristica costante dell’attività agricola che si è insediata nelle Cinque Terre.
Ancora oggi le varie fasi della coltivazione delle vite e dell’olivo sono svolte generalmente a mano senza l’ausilio di macchine, in particolare la zappatura. In questo senso dunque il paesaggio artificiale è umano, non metaforicamente, ma nel concreto. La natura, allontanata per far posto alla vite, sembra aver consumato la propria vendetta, costringendo l’uomo-agricoltore ad un lavoro solitario, assiduo, costante e faticoso per mantenere e preservare il sistema artificiale da lui creato.
Portofino, un mondo a parte.


