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Tuesday, 10 August 2010

Cinque Terre, un fascino immutato nel tempo.

Le Cinque Terre hanno trovato nel corso dei secoli molti estimatori: uomini di lettere, pittori, naturalisti. Spesso le raffigurazioni che ci hanno lasciato fanno trasparire lo stupore che essi hanno provato di fronte a questo paesaggio, quasi fosse la creazione di una mano invisibile e sconosciuta.

In realtà ogni angolo di questo lembo di costa a picco sul mare racchiude il segreto del suo fascino.

Un segreto semplice, che oggi l’avanzare della macchia mediterranea e della pineta tende a nascondere, ma che può ancora essere letto e risolto. Nelle Cinque Terre l’attività agricola, per essere praticata e produrre vini tanto conosciuti, ha plasmato un territorio, modellando a verticalità dei pendii in un numero enorme di piccoli e a volte minuscoli pezzi di terra coltivabile, sostenuti ciascuno da un muretto a secco. La trasformazione è avvenuta in modo esteso e intenso durante moltissimi anni allontanando la natura ai margini delle fasce coltivate ed ha creato un sistema artificiale retto da proprie regole per poter essere riprodotto e mantenuto.

Le acque piovane erano canalizzate per ridurre i loro effetti dilavanti, i muretti caduti dovevano essere ricostruiti per non compromettere la stabilità di quelli vicini, il riemergere della boscaglia era prontamente impedito.

Chi ha costruito i primi terrazzamenti, parecchi secoli fa, non era consapevole di segnare il destino di generazioni future e della loro terra. Dal suo operare ha preso forma un paesaggio umanizzato, che è l’essenza delle Cinque Terre, che potrebbero anche esistere senza terrazze coltivate, ma che in quel modo diverrebbero un ambiente naturale interessante, perdendo però il fascino, che ha sedotto finora chi le ha conosciute.

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