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Friday, 3 September 2010

Cinque Terre, facciamo due conti.

L’area terrazzata nel corso dei secoli ha raggiunto la superficie massima di circa 1400 ettari, ed ha interessato la fascia costiera fino all’altezza di 450-500 metri sul livello dei mare, partendo a volte a pochi metri dalla riva. È difficile fornire una cifra esatta dei metri cubi di muretto presenti in ogni ettaro, perché le fasce coltivate hanno una diversa ampiezza e sono sostenute da muretti la cui altezza varia a seconda che siano collocate in zone molto acclivi o più dolci.

Ammettiamo tuttavia che l’altezza media di un muro sia di circa due metri, che il suo spessore sia di circa 50 centimetri e che una fascia sia ampia in media dai 4 ai 5 metri. Sulla base di queste misure, in ogni ettaro coltivato sono presenti dalle 25 alle 20 fasce, con uno sviluppo in lunghezza di muretti a secco compreso fra i 2.500 e i 2.000 metri e, di conseguenza, un volume compreso fra i 2.500 e i 2.000 metri cubi.

La somma complessiva relativa alla intera superficie agricola è quindi compresa fra i 3.500.000 e i 2.800.000 metri cubi.

Inoltre è stato calcolato che circa 60-70 metri cubi di muretto per ettaro debbano essere ricostruiti ogni anno, per una cifra totale di ricostruzione pari a 84.000- 98.000 metri cubi complessivi nel periodo di massima ampiezza dell’utilizzazione agricola del territorio delle Cinque Terre. Occorre rapportare questi numeri ad una popolazione che è sempre stata limitata e che anche intorno al 1920, periodo di maggiore espansione demografica, non ha raggiunto le 8.000 unità e in seguito è cominciata a scendere, in modo rapido negli ultimi decenni.

Infine, un bravo costruttore di muretti, se sufficientemente assistito da almeno un manovale e se dispone di una quantità sufficiente di pietre, riesce a edificare dai 2 ai 3 metri cubi in una giornata. Questi pochi dati testimoniano la quantità di lavoro che un numero contenuto di uomini per ogni generazione ha impresso nella costa.

Milioni e milioni di pietre sono passate nelle mani degli agricoltori per fissarsi in un sistema, che ha plasmato un intero tratto di costa e che ha reso possibile una agricoltura intensiva, fondata soprattutto sulla vite, che l’ha resa famosa, in minor misura sull’olivo e a Monterosso anche sugli agrumi.

Portofino, un mondo a parte.

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