Archivio della Categoria Monte di Portofino

Il castagno (Castanea sativa Mill.) appartiene normalmente all’orizzonte delle latifoglie termofile, ma avendo la possibilità dl superare inverni piuttosto freddi ed estati notevolmente calde ed essendo scarsamente sensibile a variazioni anche forti di umidità e precipitazioni, vive in Liguria in una fascia che dal mare arriva sino ai 900 m dl altitudine.
A Portofino scende anche a poca distanza dal mare. Il castagno ha un aspetto inconfondibile: Il tronco cilindrico, coperto da una corteccia abbastanza chiara con screpolature formanti un reticolo, si ramifica ben presto in due o tre possenti rami, che sostengono la folta ed ampia chioma di forma tondeggiante.
Uno dei castagneti più ampi ed omogenei di tutta la fascia costiera della Liguria si trova per l’appunto sul Promontorio di Portofino, dove occupa una zona vasta, che si estende sulla maggior parte del versante nord del Monte, ed è maggiormente diffuso sul versante che scende verso Santa Margherita Ligure dove raggiunge quasi il livello del mare.
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La carpinella (Ostrya carpinhfolia Scop.), è un albero che raggiunge 8-10 m di altezza a volte più, dal tronco anello, con corteccia rosso-scura. Le foglie sono ovali col margine seghettato. All’inizio della primavera, prima della comparsa delle foglie, produce numerosi amenti penduli, di colore verde chiaro che conferiscono alla pianta, in questa stagione, un inconfondibile aspetto.
La carpinella entra molto spesso nella costituzione dei boschi misti del Promontorio, ma in certi tratti diventa l’essenza dominante sino a formare il cosiddetto carpineto.
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Il leccio (Quercus hex L.) si trova sovente nella vegetazione mediterranea; è una pianta sempreverde, con foglie coriacee, lunghe 3-4 cm, verde-scure nella pagina superiore e grigio-chiare nella pagina inferiore.
Molto probabilmente un tempo era molto più diffuso, non solo a Portofino, ma in tutta la Liguria; attualmente è presente a Portofino con individui isolati in altre fitocenosi, come nel bosco misto e nella macchia mediterranea. In quest’ultima, peraltro, rimane sempre allo stato arbustivo.
Tuttavia in alcune località si rinviene qualche frammento di lecceta: infatti, lungo il versante occidentale del crinale che da località Gave sale verso il M. Brano, il leccio forma una lecceta poco estesa, ma molto omogenea e fitta costituita da individui giovani, di 10-15 m d’altezza.
Al leccio si accompagnano il frassino, alcune querce, e qua e là, qualche esemplare di carpinella. Tra Gave e Paraggi, il leccio si mescola con altre piante della macchia mediterranea, come erica arborea, Rahmnus alaternus L., il mirto, il corbezzolo, il lentisco; esso rimane perciò arbustivo, raggiungendo l’altezza di circa 2 metri.
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Vicino ai luoghi abitati, anche in posti piuttosto scoscesi, il mantello vegetale naturale, in epoche remote, è stato disboscato e sostituito con coltivazioni.
La forte ripidità del pendio ha costretto ad un notevole lavoro di sistemazione. Sono stati realizzati, infatti, dei ripiani (terrazzamenti) sostenuti da muri a secco: le cosiddette « fasce » così caratteristiche In Liguria. Su queste fasce senza dubbio predomina la coltura dell’olivo (Olea europaea L.), anche se non mancano alberi da frutta ed ortaggi.
La coltivazione di questa specie, che non è tipica solo di Portofino ma è diffusa in tutta la fascia costiera ligure, è ormai perfettamente adattata al- l’ambiente e contribuisce non poco ad abbellire il paesaggio soprattutto quando il vento, agitando le chiome, cobra di argento tutto il versante.
La coltura ad oliveto è maggiormente diffusa sul versante orientale del promontorio tra I 100 e i 250 metri di altitudine.
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Numerose sono le cavità naturali nel Promontorio di Portofino, tutte scavate nel conglomerato. L’origine dl queste grotte è legata all’esistenza delle numerosissime fratture anche dli grande estensione.
Gli agenti meteorici, disgregando il conglomerato hanno facilitato l’allargarsi dl queste frattture sino a dare origine a vere e proprie grotte per fenomeni pseudocarsici (cioè fenomeni simili a quelli carsici, ma in rocce non facilmente solubili).
Anche il mare ha influito sensibilmente sulla formazione dl molte di queste grotte allargando direttamente o indirettamente le principali fratture.
Esistono alcune grotte, dette dai pescatori “cannoni”, che hanno in genere almeno due aperture, in una delle quali il mare si insinua con tale violenza da produrre un rombo udibile anche a qualche chilometro di distanza.
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Alcuni tratti piuttosto estesi del Promontorio sono coperti da una vegetazione formata dall’associarsi di diverse essenze arboree che costituiscono il « bosco misto », in quanto nessuna forma predomina nettamente sulle altre. Da zona a zona la frequenza delle diverse specie è assai variabile, e ciò risalta soprattutto in primavera e in autunno quando il paesaggio è movimentato dal differenti tnni cromatici delle chiome dagli alberi.
Nella fascia altitudinale compresa tra 240 e 480 m dl altezza, sul versante nord-orientale del M. di Portofino, si incontra un bosco misto a castagno e a carpinella. Alle due essenze citate si aggiungono In minor numero esemplari di frassino (Fraxinus ornus L.), di nocciolo (Corylus avellana L.) di laburno (Cytisus laburnum L.).
Il sottobosco arbustivo è abbastanza rigoglioso; vi si incontra l’agrifoglio (hex equilolium L.), il pungitopo (Ruscus aculeatus L.), l’erica e la ginestra spinosa (Genista germanica L.).
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Questo tipo di vegetazione è costituito da quelle forme che vivono in un ambiente speciale, e cioè alla base e nelle spaccature delle rocce, sulla superficie e alla base dei massi. Anche qui le condizioni ambientali sono molto avverse in quanto il substrato utilizzabile è assai scarso e la ritenzione di acqua è minima.
Rocce e zone dirupate sono piuttosto frequenti In diverse località del Promontorio e sono costituite da massi isolati o da affioramenti più o meno estesi di conglomerato. Nelle fessure più piccole e inospitali vivono specie resistenti come Sedum nicaeense All., Sedum album L, edum dasyphyllum L., Moehringia muscosa L.. e piccole felci come Asplenium trichomanes L. e Ceterach officina- rum Lam. Se le fessure sono più ampie, il numero delle specie che si possono rinvenire è maggiore e ciò in buona parte è dovuto alla maggiore quantità di humus.
Qui si trovano Polypodium vulgare L, una felce dalle fronde lobato-sette, Cotyledon umbilicus-veneris DC. dalle tipi- che foglie basali peltate, un po’ carnose, Festuca ovina L., Euphorbia amygdaloides L., Thymus vulgaris L. che diffonde attorno il caratteristico aroma, e in qualche stazione soleggiata cespi di lisca.
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