Archivio della Categoria Monte di Portofino

Il Promontorio di Portofino ha un’importanza veramente notevole anche dal punto di vista botanico, con interesse non solo paesaggistico, ma anche scientifico.
Infatti per la particolare morfologia del promontorio e per la pronunciata influenza del mare, i principali aspetti della vegetazione mediterranea, quali le formazioni costiere e rupestri, la macchia e le pinete si trovano eccezionalmente a contatto con una vegetazione a carattere più spiccatamente montano o medio-europeo con castagneti e carpineti, ai quali, nel sottobosco, sono associate specie che ben raramente si possono rinvenire ad una altitudine così modesta e a poca distanza dal mare.
Per questi caratteri peculiari della vegetazione e per l’abbondanza e varietà della flora, il Monte di Portofino rappresenta un patrimonio di inestimabile valore naturalistico, che deve in ogni modo essere protetto nella sua integrità dall’intervento sconsiderato dell’uomo.
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A Portofino, attorno al territorio posto sotto la tutela dell’ Ente Autonomo dei Monte di Portofino, sono protette le seguenti specie:
Osmunda regalia L. (nella foto)
Pteris cretica L.
Blechnum spicant (L.) Roth
Adiantum capillus-veneris L
Phyllitis scolopendrlum (L.) Newman
Juniperus oxycedrus L. (ginepro rosso)
Heteropogon allionhi R. et S.
Arundo pliniana Turra
Arundo pliniana Turra
Tinea cilindracea Biv.
Orchis brevicornis Viv.
Ophrys bertolonl Mor.
Aceras anthropophora R. Br.
Euphorbia dendroides L
Saxifraga cochlearis Rchb.
Limonium pubescens (DC.) Kuntze
Erica herbacea L.
Convolvolus sabatius Viv.
Convolvolus elegantissimus Mill.
Gentiana asclepiadea L.
Staehellna dubla L.
Inoltre per le piante medicinali è vietata la raccolta; per altre, come ad esempio Ampelodesmos tenax Link, essa è limitata da precise norme (articolo 43 del regolamento 15-IV-1937, n. 1777).
Nel precedente elenco non è compresa alcuna specie arborea, ma è sottinteso che gli alberi e il relativo sottobosco dovrebbero essere senz’altro tutelati. Bisogna inoltre tener presente che, anche se sul Promontorio esistono piante di particolare interesse, tali da essere particolarmente salvaguardate, la vegetazione del Monte è tutto un insieme inscindibile in cui le varie parti sono così intimamente e armonicamente legate che non se ne può manomettere una parte senza turbare il tutto.
Portofino, un mondo a parte.
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Sul Monte di Portofino non solo sono presenti tipi di vegetazione vari e complessi, ma si rinvengono anche molte specie importanti per il loro significato fitogeografico, sia perché si trovano in stazioni isolate disgiunte dal loro areale principale, sia perché sono endemiche sia, infine, perché sono entità che si trovano qui al limite della loro area di distribuzione.
Si tratta, in genere, dl specie relitte di un’epoca molto lontana e che si sono conservate qui grazie alle particolari condizioni climatiche del Promontorio, superando le alterne vicende ambientali che si sono susseguite per migliaia di anni, arrivando fino a noi quali testimoni di una flora in altre parti completamente scomparsa.
Così, ad esempio Ampelodesmos tenax Link, nella foto, è una specie del bacino mediterraneo a gravitazione prevalentemente occidentale. Le stazioni liguri (Golfo di La Spezia e Isola Palmaria, Portofino, Laigueglia) rappresentano il limite settentrionale, unitamente a quella francese delle Basse Alpi, presso Digne, dell’attuale areale della specie.
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Le formazioni litoranee si trovano nella fascia costiera del Promontorio di Portofino. La prima vegetazione compare dove gli spruzzi del mare arrivano solo ogni tanto; le piante riescono a sopravvivere perché sfruttano le condizioni favorevoli di determinati microambienti.
Queste stazioni sono molto inospitali; infatti sono caratterizzate da una forte insolazione, alta percentuale dl salinità, scarso substrato utilizzabile e una ritenzione di acqua minima o nulla; inoltre sono molto esposte ai venti marini.
Queste condizioni così avverse vengono superate in alcune forme anche mediante particolari modificazioni fisiologiche che permettono loro di assorbire acqua nonostante la grande quantità di sali, soprattutto di cloruro di sodio, sfruttando opportunamente le differenze di pressione osmotica. Spesso queste forme hanno anche foglie carnose con tessuti acquiferi di riserva.
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La macchia mediterranea è un tipo dl vegetazione molto caratteristico: è costituita quasi esclusivamente da arbusti sempreverdi alti fino a 3-4 metri, assai addensati tra loro, formanti a volte un intreccio inestricabile.
Le specie che fanno parte della macchia sono numerose; fra esse alcune sono più frequenti e rappresentano le essenze dominanti. Poiché le varie specie cambiano in genere da una zona all’altra, essendo esse sensibili ai più svariati fattori ambientali, la macchia assume di volta in volta aspetti diversi.
In generale, però, tutte le essenze della macchia sono molto sensibili al freddo, in quanto per adattamento ereditario queste piante sempreverdi hanno un periodo vegetativo molto lungo che si protrae anche in inverno; alcune, come il Corbezzolo (Arbutus unedo L.) e altre, fioriscono proprio in inverno.
Inoltre, queste piante manifestano particolari fenomeni di adattamento miranti a superare la lunga estate asciutta. Di solito hanno foglie piuttosto piccole, dure, con stomi infossati, per poter ridurre la traspirazione.
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Si incontrano qua e là sul Promontorio lembi di fruticeti, formazioni caratterizzate dalla predominanza di arbusti di varia altezza. Così ad esempio in località Molini degli Olmi presso il fosso delle Zacche si trova un consorzio a Genista pilosa L.
Questa specie predominante è accompagnata anche da Cistus salvifolius L., erica arborea, corbezzolo e qualche esemplare dl lisca.
Altro esempio di fruticeto è il consorzio a Erica arborea L, costituito da arbusti più o meno addensati che raggiungono un’altezza variabile da un metro a un metro e mezzo. Questo consorzio si incontra a monte del sentiero Paradiso-Pietre Strette. Tra le essenze più comuni che accompagnano l’erica sono da segnalare Cistus salbvifolius L, la salsapariglia, la lisca.
Nella zona costiera tra la fascia dl rupi e quella della macchia si notano lembi di fruticeto ad Ampelodesmos tenax Link, accompagnato da erica arborea e Calycotome spinosa Link, e da alcuni suffrutici come Clustus salvilolius L.
Questo fruticeto deriva dalla macchia mediterranea degradata dal fuoco.
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Nella parte orientale dei Promontorio, al di là della costa della Colombara, che dal Monte delle Bocche si dirige verso Punta Carega, si Incontrano (o sarebbe meglio dire si incontravano, perché numerosi incendi li hanno ridotti a ben poco), boschi estesi, piuttosto fitti, di pino. Sul Promontorio di Portofino vivono tre specie di pino: pino marittimo (Pinus pinaster Alt.), pino di Aleppo (Pinus halepensis Mill.) e pino da pinoli (Pinus pinea L.).
Il consorzio a Pino Marittimo è assai più ampio ed esteso e ciò dipende dalle caratteristiche intrinseche dl questa specie; infatti si tratta di un’essenza che può vegetare, dato il suo apparato radicale più esteso in su-perficie che in profondità, anche dove il substrato è scarso, e superare egregiamente anche lunghi periodi di siccità.
Queste doti, unite al prolungato potere di germinabilità dei semi (oltre 5 anni), hanno fatto si che la pianta sia stata usata in tempi antichi e recenti come essenza da rimboschimento.
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