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Portofino non fu, almeno fino all’ultimo conflitto mondiale, una stazione climatica in qualche modo paragonabile alle vicine Rapallo e Santa Margherita. 

Esistevano un paio di importanti alberghi, ma la presenza di facoltosi residenti stranieri era limitata e, in genere, legata alla costruzione o al restauro di dimore signorili o ad occasionali soggiorni in queste ultime. 

Nella primavera del 1870 Lord Henry Herbert, quarto conte di Carnarvon, partendo da Santa Margherita Ligure giunse per la prima volta a Portofino a dorso di mulo, attraverso il sentiero di Nozarego. 

Il nobile inglese era un brillante politico, discendente di una antica famiglia di Newbury. La sua fama di statista era legata, in particolare, alla stesura del British North America Act, la legge con la quale il Parlamento britannico, nel 1868, aveva concesso l’autogoverno al Canada.

Il Conte acquistò ampi apprezzamenti di vigneti e uliveti, in particolare lungo il crinale della collina in corrispondenza dell’inizio della penisola di Portofino. 

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Quando si parla di San Fruttuoso con chi conosce questa splendida località del promontorio di Portofino, pochissimi sanno che il nome completo dell’abbazia, nucleo del piccolo villaggio, è San Fruttuoso di Capodimonte. Perché Capodimonte lo spiega il toponimo; perché San Fruttuoso, la leggenda che brevemente riportiamo.

Arrivando dalla Spagna i preti Giustino e Procopio di Terragona volevano raggiungere il litorale ligure per portarvi le ossa di San Fruttuoso, arcivescovo di Braga, fondatore di monasteri in Spagna e Portogallo, che era stato martirizzato nel 262.

Li sorprese una forte tempesta al largo di Portofino ed ecco che apparve a Giustino l’angelo del Signore; questi gli promise di portarli in salvo in un anfratto del monte dal quale avrebbe cacciato un drago pestifero.

Essi avrebbero dovuto poi costruire una chiesa in quel luogo ove, sotto la roccia, vi era una fonte zampillante.

Fu così che la località dove fu costruita la chiesa e, in seguito, il monastero dei seguaci di San Colombano e di San Benedetto venne chiamata San Fruttuoso.

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Le terre del Levante ligure erano isolate causa la loro ubicazione eccentrica dai centri principali in cui si svolse la storia d’Italia. Tuttavia furono presto raggiunte da quel fenomeno che, dopo la battaglia di Legnano nel 1176, aveva proliferato un incredibile numero di comuni soprattutto nell’Italia centro-settentrionale.  

Genovache in Liguria fu la prima ad ergersi a libero Comune, assorbì nel tempo altri territori del Tigullio. La resistenza del feudalesimo invece fu massima nell’interno montagnoso di Lavagna ove primeggiarono i Fieschi, signori incontrastati delle valli alle spalle del loro centro d’origine, e che, nel periodo del loro massimo splendore, raggiunsero i versanti della Valscrivia, della Valtrebbia, della Valdivara e di altre zone dell’alta Valpadana.

I Fieschi di Lavagna rimasero fino quasi all’inizio del XVI secolo i feudatari del Levante; ebbero proprietà anche a Santa Margherita Ligure dove poi sorgerà la villa dei marchesi Chiavari.

Quando si parlava dei terreni della zona tra Pescino, il castello di Corte e la valletta della “Castagna”, dove fu costruito il palazzo dai Durazzo, si diceva di andare in Fiesco.

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La storia di Santa Margherita Ligure (foto sotto), e di Portofino (foto in alto), si svolge come storia delle famiglie e dei rapporti delle parrocchie tra di loro.

Vi fu sempre animosità e il campanilismo mai fu tanto sentito quanto in questo angolo di Liguria.

Portofino e Nozarego, Santa Margherita Ligure, San Giacomo e San Siro, Rapallo,gareggiavano nella ricchezza delle rispettive chiese (a Santa Margherita quadri di Bernardo Castello, dei De Ferrari etc.) a Nozarego ( del Cambiaso, crocifisso delMaragliano) a San Giacomo (tutta affrescata da Nicolò Barabino) e nella magnificenza delle processioni.

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Vittorio Emanuele trascorse vacanze a Portofino

Campanilismo significava anche emulazione. 

Santa Margherita Ligure, oltre a non essere più “di Rapallo” bensì, con decreto di Vittorio Emanuele II , nella foto, del 1863, “Santa Margherita Ligure“, riuscì anche a dotare il suo comune di due stazioni (San Lorenzo della Costa e Santa Margherita-Portofino) della ferrovia che nel 1868 unì Genova a Sestri Levantecosì come due (San Michele e Rapallo) ne aveva ottenuto la rivale Rapallo.

Portofino, da parte sua, non potendo ovviamente avere anche la sua linea ferroviaria,riusci però a far terminare la strada litoranea. E, con l’avvento di strade e ferrovia, iniziò il perodo d’oro della Costa di Portofino: la costruzione di ville e di alberghi grandiosi, il turismo stanziale d’élite.
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