
L’area terrazzata nel corso dei secoli ha raggiunto la superficie massima di circa 1400 ettari, ed ha interessato la fascia costiera fino all’altezza di 450-500 metri sul livello dei mare, partendo a volte a pochi metri dalla riva. È difficile fornire una cifra esatta dei metri cubi di muretto presenti in ogni ettaro, perché le fasce coltivate hanno una diversa ampiezza e sono sostenute da muretti la cui altezza varia a seconda che siano collocate in zone molto acclivi o più dolci.
Ammettiamo tuttavia che l’altezza media di un muro sia di circa due metri, che il suo spessore sia di circa 50 centimetri e che una fascia sia ampia in media dai 4 ai 5 metri. Sulla base di queste misure, in ogni ettaro coltivato sono presenti dalle 25 alle 20 fasce, con uno sviluppo in lunghezza di muretti a secco compreso fra i 2.500 e i 2.000 metri e, di conseguenza, un volume compreso fra i 2.500 e i 2.000 metri cubi.
La somma complessiva relativa alla intera superficie agricola è quindi compresa fra i 3.500.000 e i 2.800.000 metri cubi.
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Il sistema dei terrazzamenti è stato costruito di sole pietre e terra. Nulla è stato importato. È la disposizione degli elementi costitutivi del suolo che è mutata. Le pietre, in genere di arenaria, scavate sul posto e spezzate solo se troppo grandi, sono state collocate in modo ordinato nei muretti. Lo scarso manto di terra che ricopriva le colline è stato accumulato nelle terrazze, bene prezioso per rendere possibile l’impianto della vite e dell’olivo.
Solo sassi e terra: nel corso dei secoli le vicende della storia e gli accadimenti naturali hanno mutato la disposizione di questi elementi essenziali, ma non li hanno mai sostituiti. Il lavoro di costruzione del sistema dei muretti a secco non va interpretato come un processo lineare di espansione del terreno reso coltivabile.
Nel corso dei tempo esso ha assunto invece un andamento ciclico, determinato dalla fortuna e dal prezzo del vino sui mercati, dal numero di uomini e donne addette al lavoro dei campi, dalla violenza degli agenti atmosferici. Periodi di abbandono e di nuova naturalizzazione delle aree già coltivate si sono alternati a fasi espansive, nelle quali dapprima sono state ripristinate le fasce abbandonate, spesso ricostruendo centinaia e centinaia di metri cubi di muretti.
In molte altre parti d’Italia si è prodotto vino; ben difficilmente tuttavia la viticoltura ha superato le proprie crisi cicliche dovendo ricostruire il terreno su cui reimpiantare i vigneti, come nel caso delle Cinque Terre.
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Le Cinque Terre hanno trovato nel corso dei secoli molti estimatori: uomini di lettere, pittori, naturalisti. Spesso le raffigurazioni che ci hanno lasciato fanno trasparire lo stupore che essi hanno provato di fronte a questo paesaggio, quasi fosse la creazione di una mano invisibile e sconosciuta.
In realtà ogni angolo di questo lembo di costa a picco sul mare racchiude il segreto del suo fascino.
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