La Storia e le Leggende

Portofino, a World apart
24
October 2017

LA PARROCCHIA DI PORTOFINO E I SUOI FEDELI

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Secondo uno storico francese, il primo cenno della fondazione di una chiesa a Portofino risale al 160 d. c. Venne costruita presso la collina dell’Olivetta sulla Penisola: dopo secoli, si parla in alcuni scritti di un continuo sviluppo della popolazione che contava oltre tremila abitanti. Si rese perciò necessaria una nuova Chiesa capace di contenere i fedeli, quindi nel 986 furono gettate le fondamenta di quella the a l’attuale Chiesa parrocchiale intitolata a San Martino vescovo: i portofinesi, abili marinai, partecipavano con i genovesi alle Crociate in Oriente, testimoniando la propria devozione a San Giorgio prima ancora di avere un tempio per il santo dove deporre le proprie reliquie. I portofinesi nel 1154 vollero costruire un tempio sull’istmo che li proteggesse dalle calamità atmosferiche e dalle pestilenze: cosi loro dichiararono San Giorgio protettore di Portofino, mentre gli abati di San Fruttuoso usavano, per quel tempio, sia il termine di chiesa di San Giorgio che di chiesa di San Martino. La consacrazione della Chiesa avviene però solo nel 1548. Nel trascorre del secoli intanto le chiese di Portofino si moltiplicavano: sorsero cappelle in San Sebastiano, a Paraggi, in San Gottardo, poi vennero costruiti l’oratorio di N S. Assunta divenuta confratemita, la Madonna del Vitrale, la Madonna del Sabaino, la Madonna del Capo e altre che si sono perdute nel tempo.

Una seconda consacrazione delle chiese avvenne nel 1885 da parte di Monsignor Salvatore Magnasco, portofinese e Arcivescovo di Genova: questi resse per 20 anni quella sede, lasciandovi una grandissima impronta personale, come rilevava recentemente lo stesso cardinale Giuseppe Siri durante una missione a Portofino. Come si evince da parecchi libri, la parrocchia di Portofino gia nei secoli passati dipendeva dall’abbazia di San Fruttuoso ma, con decreto del Concilio del 24 gennaio 1885, le parrocchie di Portofino, Nozarego e San Giacomo di Corte si sono sottratte alla giurisdizione dell’abbazia e sono passate all’Arcivescovado di Genova. Nel 1892 il 3 dicembre le parrocchie sopracitate vengono assegnate alla nuova Curia di Chiavari e, quindi, sotto il controllo del nuovo Vescovo di detta citta, Fortunato Vinelli, originario di Chiavari. Vengono poi successivamente riconosciute anche dal governo italiano. Nella parrocchia di Portofino, data la sua importanza acquisita nei secoli e in considerazione del porto e del convento della Cervara dove si erano insediati i frati Bianchi Benedettini, vi sostavano e vi si avvicendavano i più alti prelati, re, imperatori, governanti e gente nobile in generale. Molti sacerdoti hanno retto la chiesa di Portofino partendo dal 1282 al 2003: ben 53, suddivisi in ministri, rettori, arcipreti si sono avvicendati e, fra di loro, ci son stati anche diversi portofinesi. Partendo da Facino Vassallo (1300-1330), Paolo Adorno (1364-1376), Guglielmo (1390-1396), Giovanni Prato (1422-1449), Clemente Davvero (1450-1474), Bartolomeo Vassallo (1520-1528) e Saverio Francesco Marchese (1798-1801).

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Due religiosi the si sono distinti per importanza sono: don Matteo Marchese, zelantissimo missionario rurale, eletto parroco di Camogli e imprigionato dai repubblicani nel 1797 a causa del suo sostegno alla giustizia e il cardinale Salvatore Magnasco, arcivescovo di Genova, il quale passò un lungo periodo in Vaticano per preparare il Concilio del 1885. Questi due personaggi sono raffigurati negli affreschi della navata di sinistra in alto entrando nella nostra Chiesa: considerato il numero complessivo di preti, si puo stimare che il numero di sacerdoti che Portofino ha dato sia superiore al centinaio, comprese anche numerose suore. A Portofino si usa festeggiare diversi santi nei giorni della loro ricorrenza: il 24 aprile si tiene la processione di San Giorgio, il 20 gennaio quella di San Sebastiano, sul Monte dove c’e la sua chiesetta e il 15 agosto quella dell’Assunta, nell’oratorio del paese. La piu importante e sentita dalla popolazione e però la festa di San Giorgio che comincia alle 21 esatte del 23 aprile: in onore del Santo si da fuoco ad un grosso falò al centro della Piazzetta vicino alla battigia. II significato di questo falò é molto considerato sia dai portofinesi che dagli abitanti dei comuni vicini, i quali arrivano in gran numero rimanendo intorno al fuoco in attesa della consumazione totale della legna; la garanzia di una buona stagione di lavoro dipende dalla direzione di caduta della “penola”, cioè il palo centrale della catasta di legna: se cade verso il mare la prossima stagione estiva sara senz’altro fonte di benessere sicuro. Terminato il fuoco, si fa festa per tutta la notte con canti in genovese e suoni di chitarra, accompagnati da una buona cena a base di pesci cotti sulla brace e vino bianco nostrano. I festeggiamenti continuano il giorno successivo con la processione delle reliquie del Santo lungo la calata del porto per poi salire fino al Santuario: qui si celebra la benedizione del Borgo e quando si ridiscende sulla piazza per ritornare in Parrocchia, comincia la famosa sparata dei mortaretti e dei fuochi artificiali, come si usava nei tempi pagani.

I portofinesi sono molto legati a questi momenti perche gli sembra di essere più vicini al Santo di chiunque altro, come se fosse “soltanto ” loro. Col passare dei secoli, Portofino ha dato alla chiesa un cospicuo contributo economico per sostenere il culto cristiano: tra l’altro, ha ricostruito la chiesa di San Giorgio, completamente distrutta dai bombardamenti dell’ultima guerra, abbellendola anche con opere artistiche. Come si legge nei suoi libri di storia, la popolazione e sempre stata generosa nel gestire la cosa pubblica anche perche i portofinesi, solerti nei traffici marittimi e nei commerci anche internazionali, hanno conosciuto la vita dura dei marinai che navigavano nel mondo e perciò i loro maggiorenti, nel passato, sono stati generosi verso il prossimo, specialmente le famiglie povere. Come si può leggere nel capitolo XV sull’amministrazione, si ricorda che nel 1810 alcuni signori portofinesi fondarono l’opera comunemente detta “della beneficenza” proprio per questo nobile motivo. Lungo il “cammino del tempo”, a Portofino si verificava un totale cambiamento dell’economia verso il turismo che, come sottolineato più volte, ha portato benessere agli abitanti del borgo i quali hanno saputo apprezzare questo avvenimento industriandosi in ogni modo, studiando, creando esercizi che ci danno prestigio in tutto il mondo e ottenendo posizioni di rilievo nel campo marittimo mercantile e turistico. Altri si sono distinti nella medicina e chirurgia, nella musica come componenti delle più rinomate orchestre a livello nazionale e internazionale, come cantanti lirici, pittori, artisti e eccellenti maestri di culinaria e altri ancora come abili amministratori dei loro interessi: in buona sostanza, tutti veri artisti nel proprio campo. Grazie a Giovanni Carbone.

Portofino, cos’altro? 🐬