La Storia e le Leggende

Portofino, a World apart
22
February 2016

I Contadini

Portofino The Village Italy

La popolazione del borgo di Portofino era composta anche da una categoria molto antica di lavoratori, che viveva nelle campagne del Monte in famiglie molto numerose; era gente laboriosa, ma che viveva al limite della sopravvivenza. Per la maggior parte, almeno 11 90%, non erano proprietari dei fondi ed abitavano in casolari dalle condizioni igieniche precarie, poichè non tutti possedevano i servizi in casa e convivevano con il bestiame perchè le stalle ed i pollai erano ubicati nei fondi della casa stessa. Queste famiglie conducevano il fondo agrario al terzo del prodotto (escluso I’orto) della terra, che consisteva nel raccolto delle olive, la rendita primaria: c’era poi la coltivazione della vite ed il taglio della legna, di cui il tronco andava al padrone ed i rami al contadino(questo per controllare che non venissero tagliati alberi sani e non se ne facesse commercio); poi vi erano anche altri prodotti ortofrutticoli e qualche contadino, che possedeva delle “fasce” (terrazze agricole) abbastanza larghe, mieteva il grano. La mucca per il latte la possedevano quasi tutti, chi di proprietà chi in conduzione.

Non tutti avevano la sorgente dell’acqua, quindi certi fondi erano molto aridi specie nel periodo estivo e di siccita: questo era un vero disagio, pur considerando che il Monte di Portofino è ricco di fonti. Le famiglie erano molto unite fra di lora, perchè anche in campagna vige la legge del mare “di fronte alle necessità si supera ostacoli di ogni genere”; non correva denaro ma venivano barattate le giornate di aiuto fra le famiglie: la vita del contadino era motto dura e sempre a rischio, la Liguria difatti vantava un primato negativo nazionale della tubercolosi. Da un censimento effettuato da un archivio parrocchiale, le famiglie che abitavano sul Monte erano nel complesso una quarantina, con un numero complessivo di persone di non meno di 200. Questi abitanti dovettero intraprendere altri lavori che il territorio offriva loro, parte dei componenti della famiglia contribuiva al bilancio familiare con la produzione della legna del Monte di Portofino e vendendola poi nel paese, ai quei tempi combustibile familiare; parte si dedicava alla pesca con canna scendendo nella scogliera; parte della popolazione contadina si apprestava a fare servizi regolari nelle ville residenziali delle famiglie straniere, le quali andavano popolando il territorio che sovrastava iI centro storico; alcuni lavoravano alle dipendenze delle stesse famiglie ed altri si dedicavano alle costruzioni e manutenzioni in genere: questo significa che, infine, di necessità se ne fa virtu e, con la buona volontà, si superano gli ostacoli e s’intraprendono nuovi mestieri.

The Village of Portofino with Jody Italy

Da queste famiglie sono uscite delle persone che, con la loro iniziativa e tenacia diedero, e danno ancora oggi, lustro a questo borgo al punto che trasformarono del tutto la loro economia, come si evidenzierà di seguito. Le proprietà dove vivevano queste famiglie appartenevano a benestanti del Borgo di Portofino, specialmente quelli che erano armatori di bastimenti: ogni proprietario possedeva la propria cantina nel centro storico e da bambino mi ricordo che, quando era tempo di vendemmia, si vedevano i contadini che portavano sulle spalle le uve schiacciate in un recipiente di legno dalla forma rotonda, appoggiandolo su un sacco speciale riempito di fieno a forma di cuscino, che rimaneva quasi orizzontale sulle spalle perchè non si doveva rovesciare il motto. Era raccontato dai nonni che, in Portofino, esistevano delle osterie di proprietà dei padroni dei fondi, come erano chiamati a quei tempi, dove il contadino vendeva dalla cantina stessa i prodotti della terra.

Cito un episodio che mi fu raccontato da persone anziane e che, pur appartenendo alla mia famiglia, io non conoscevo. II nonno materno di nome Benedetto Gardella, pur essendo analfabeta, faceva l’impresario edile specializzato nei muri a secco ed aveva alle sue dipendenze una decina di operai: il nonno, tutte le domeniche mattine si recava alla messa grande perchè, dopo la messa, i “maggiorenti” si riunivano sul piazzale della Chiesa per chiedere a lui quali lavori si sarebbero dovuti realizzare per la costruzione o la manutenzione nelle proprietà, e gli abitanti della campagna, quelli che prestavano to manodopera, to aspettavano davanti alla chiesetta di San Sebastiano per conoscere se fossero stati ordinati nuovi lavori e quali e quanti operai avrebbero dovuto presentarsi al lunedì successivo. Come si diede cenno sopra, per riportare i nomi e cognomi delle famiglie, ho avuto un contributo verbale registrato dal sig. Angelo Ravetti, che oggi si avvicina ai 90 anni ed 6 persona motto lucida: cosi ho avuto conferma che le seguenti famiglie hanno vissuto ed abitato qui sino alla fine della seconda guerra mondiale; esse oggi sono scomparse quasi totalmente e, conseguentemente, scompare progressivamente anche la conservazione secolare del Monte cui portofinesi tengono particolarmente.

Portofino il Teatrino Italy

Le famiglie di cui si ha notizia sin dal secolo scorso erano: 1) Devoto proveniente da Lavagna, in località Mulini, proprietà Borzone; 2) De Barbieri, insediata prima in località Prato, dopo in località Castagneto, proprietà Carnarvon; 3) Ardito in località Cappelletta (da tre secoli), proprietà Baratta Odero Piaggio; 4) Oneto, detti “i Boccia”, in località Prato, poi alla Palara, proprietà Benvenuto; 5) Gardella, in località Palara, proprietà Gotuzzo; 6) Viacava di G. B., in località Fossello, proprietà Paris; 7) Viacava Antonio, in località Fossello, proprietà Baratta; 8) Garbarino, detto “il Grammo”, in località Villagrande, proprietà Fresco; 9) Fugnano, detto “Bisidorio”, nella valle della “acqua viva”, proprietà Gallotti; 10) Schiaffino, detto “Cialan”, proprietà Vassallo; 11) Schiaffino Giobatta, località Prato, proprietà Davegno; 12) Schiaffino Giorgio, detto il “Diavolo”, località a Figaro, proprietà Baratta; 13) Reppetto, localita Villa San Giovanni, proprietà Herbert; 14) Reppetto, localita Terruzzo, proprietà Beraldo; 15) Trabucco, località Villagrande, proprietà Baratta oggi Antonio Bassani; 16) Gazzolo, detto “Bascian”, in localita Villagrande, proprietà Gazzolo; 17) Indaco, localita Costa della Cappelletta, proprietà Vassallo Vinelli; 18) Rovegno, detto “Sensin”, localita San Antonio, proprietà Baratta; 19) Rovegno, detto “Dria”, localita Casone; 20) Benso, localita gli Olmi; Andrea Carbone, localita Valle dei Mulini, proprietà Baratta; 22) Arata, localita Paraggi; 23) Teverino Campodonico, localita Villagrande, proprietà Prato; 24) Giuseppe Devoto, detto “Pipillo”, localita Terruzzo, proprietà Fresco; 25) Nicolo’ Dondero, detto “il Moro”, localita Castagneto, proprietà Carnarvon; 26) Canessa, detto “Cagnassa”, localita Castagneto, proprietà Carnarvon; 27) Nicola Giuffra, localitA Pino, proprietà Prato; 28) Giuffra, localita Villa Signorile, proprietà Herbert; 29) Vignolo, localita Penisola, proprietà Bunz; 30) Casassa, localita Pino, proprietà Paris; 31) Emanuele Viacava, detto “Asciutto”, localita Villetta, proprietà Benvenuto; 32) Giuseppe Viacava, detto “Giuseppino”, localita Figaro, proprietà Baratta; 33) Antonio Giuffra, detto “il Lungo”, localita Sabaino, proprietà Guerello; 34) De Barbieri, detto “Nan”, localita San Sebastiano, proprietà Gallotti; 35) Giuseppe Gardella, localita San Sebastiano, proprietà Gallotti; 36) G. B. Gardella, localita Pino, proprietà Gallotti; 37) Arata Genio, località Figaro, proprietà Baratta; 38) Devoto, detto “Gamba”, localita Vexinaro, proprietà Schiaffino.

Per queste famiglie si deve ricordare che, oltre ai lavori che esercitavano per sostenere il bilancio famigliare, praticavano un altro mestiere: la pesca con la canna. I figli ph) inclini a questo e ph) forti andavano al calar del sole a pescare scendendo nella scogliera tramite dei sentieri quasi impercorribili; esistevano gli scogli, detti “poste”: c’erano degli scogli ph) favorevoli al passaggio del pesce e quindi dove si pescava di piL), alcuni ph) importanti per qualità e altri per quantità del pescato, che dipendeva anche gli “orari lunari”. Cosi, con il tempo, ogni scoglio prendeva per le sue caratteristiche un nome speciale che conosceremo nel capitolo “I pescatori”. II pescato veniva portato in famiglia e le mamme, che in Liguria e specialmente in Portofino facevano la parte del capo famiglia, cucinavano i pesci per piccoli quasi sempre /a sera stessa, accompagnati dal “preboggion”, che e un misto di circa 8 qualità di erbe del Monte e, al posto del pane, si friggevano delle piccole focacce, dette “fùgassette”, che al tempo delle olive erano farcite di polpe: questo era il mangiare dei poveri, oggi piatto locale e prelibato e motto ricercato. Al mattino, i contadini scendevano in paese per vendere alle famiglie, alle casane (i clienti), i prodotti della loro terra e il latte della mucca: di conseguenza, vendevano anche i pesci più grandi e quelli di “sciorta” (le qualità più) pregiate). (Grazie a Giovanni Carbone).

Portofino, un Mondo a parte.