La Storia e le Leggende

Portofino, a World apart
05
May 2016

I Barcaioli

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A Portofino i barcaioli hanno rappresentato una vera istituzione, una trasformazione economica nuova che lentamente a aumentata all’ombra degli ospiti residenti: questo lavoro veniva eseguito principalmente nel periodo estivo con barche di proprietà degli ospiti, arredate con tende e cuscini tanto che sembravano le “carrozze del mare”. Questa nuova economia coinvolgeva una trentina di famiglie di cui solo una decina esercitava in proprio: il servizio era a remi ed a vela e solo dopo il 1920 fu messo il motore fuoribordo. I signori che usufruivano di questo servizio erano Bianchi Cavallo, Finollo, Steimman, Villa, Raggio, Spizz, Nina Toie, Bruzzo, Croce, Basso, Brawn, Cunigan, Rivetti, Clifford, Rocca, Odero Marsano, Vigorelli, Bocciardo di Niasca, Trossi, Potenziani ed altri, fra cui anche 4 consoli scandinavi.

Come si vede un crescente numero di persone che passava a Portofino tutta la stagione estiva ed ogni nome corrispondeva ad una villa o ad un appartamento: tanti ragazzi e giovani facevano i primi passi nella nuova categoria ed imparavano ad andare con la vela, a maneggiare i primi motori e, in particolare, vivevano tra persone che conducevano una vita diversa dalla nostra e insegnavano loro ad amministrarsi ed a conoscere le lingue. Infine, si era formata una vera scuola della nautica. Gli altri barcaioli, con i motori fuoribordo, avevano iniziato il servizio per San Fruttuoso, Rapallo e organizzavano gite di piacere dal 1920 al 1940: vorrei citarne i nomi per dare cosi l’idea di come si era sviluppata questa economia. I barcaioli erano: il Mario Prato detto “Baffone”, con il suo gozzo che si chiamava “Pensiero” e la vela “Gardenia”, Alfonsin Benso con il suo gozzo di nome “Anna”, Giovanni Prato, detto “Giuanin” con il suo gozzo “Giovanni”, Giorgio Costa con il suo gozzo “Giorgio”, Attilio Costa, detto “Tananana” con il suo gozzo “Onda”, Cesare Viacava detto “Fortunin” con il suo gozzo “Grane”, Emilio Prato detto “l’Americano” con il suo gozzo “Emilio”, Carlo Rosselli con la sua lancia “Carla”, Giuseppe Viacava detto “Pipitto” con il suo gozzo “Giuseppe” e Domenico Auditano, detto “Giumain” con il suo gozzo “Giulietta”.

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Dopo la seconda guerra mondiale si erano aggiunti altri barcaioli come il Gino Denaro con il suo gozzo “Federica”, Emanuele Gimelli detto “Peteu” con il suo gozzo “Emanuele”, Giacomo Schiaffino detto “il Diavolo” con il suo gozzo “Giacomo”, Guido Risicato detto “Tempi duri” con il suo gozzo “Guido”, Arturo Carbone con il suo gozzo “Arturo”, Mario Lodi, detto “Malitti” con il suo gozzo “Daniela”, Giancarlo Prato con il suo gozzo “Portofino” e Vittorio Caversazio; molti di questi uomini e giovanotti si erano indirizzati ad altre attività, ma sempre nell’ambito della categoria, ad esempio le barche a vela, diventando degli ottimi skipper ed arrivando fino alle Olimpiadi ed a varie altre regate in Inghilterra ed in America, come le regate a triangolo. Nel Mediterraneo, un personaggio che aveva dato lustro ai marinai della vela da diporto era Luigi Carbone detto “Buscin”, che era stato un maestro delle regate: altri invece si sono occupati di custodie e di manutenzioni delle barche ed a questo voglio dedicare un intero capitolo. Due aneddoti che vorrei citare, per dimostrare il carattere dei portofinesi, sono i seguenti. Nicola Costa detto il “Pumin” era stato il primo barcaiolo ad esercitare un servizio con un motore fuoribordo di marca F Z., regalatogli da una signora americana innamoratasi di lui. Rozzo, ma molto distinto e dignitoso, aveva rifiutato più volte il suo invito ad andare in America, così per molti anni l’avvenente signora passava la stagione estiva a Portofino. L’altro aneddoto riguarda Domenico Prato, che sulla Calata aveva trovato dei turisti che volevano raggiungere San Fruttuoso con la sua barca a remi. Alla partenza dal porto, non avevano concordato il prezzo e, quando si trovarono al traverso del Faro, i gitanti chiesero quanto sarebbe costato il loro viaggio: il barcaiolo chiese 10 Lire (eravamo nel 1936-1937 circa) e questa cifra sembrò loro un po’ cara, il barcaiolo allora disse: – “cara? Torniamo indietro!”- ma, al giro di bordo quelli gli dissero che andava bene, però lui imperterrito imbocco l’ingresso del porto e, dopo che gli ebbe fatti scendere, rispose: – “fora, (voleva dire a terra) noi siamo tutti musci (voleva dire ricchi) ed i portofinesi sono tutti musci”. Cosi finì la gita di quegli avventori.

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Fra questi uomini molto attivi ed ambiziosi nel curare le loro barche come gioielli non c’era persona che si arrangiava a parlare le lingue straniere, ma capivano che per esercitare meglio il mestiere era vantaggioso conoscerne qualcuna, perchè intuivano che il turismo era il loro avvenire e che dovevano dedicarsi esclusivamente a quello: cosi, con molto entusiasmo, si costituirono in cooperativa e capirono che si potevano trasportare passeggeri con barche più grandi, anche grazie ad Attilio Cupido, detto “Tilin”, che era l’esperto motorista. Questa persona era il vero “medico dei motori” essendo stato, qualche decennio fa, allievo di Cortopassi, assistente del conte Trossi nelle gare automobilistiche. Tommaso Viacava, detto “Mascitto” con il fratello Angelo, detto” Gelli”, due giovani intraprendenti nelle barche da turismo, fecero costruire la prima barca a Riva Trigoso dai fratelli Stagnaro, poi ne seguirono altre: tutti seguivano le loro direttive perchè avevano intuito che il turismo sarebbe diventato l’indotto economico dei paesi e delle città che si affacciano sul mare.

Cosi, dopo la cooperativa, il Nando Carmiglia, gli Sturlese ed altri seguirono il loro esempio ed anche i paesi limitrofi, scontrandosi con non poche polemiche e molte discussioni fra i concorrenti: allora, con intelligenza, tutti si costituirono in un consorzio marittimo denominato “Consorzio Marittimo del Tigullio”, diventando anche proprietari della societa “Primero”. Essi diventarono i maggiori azionisti dei trasporti, poichè possedevano una vera flotta che copriva il fabbisogno dei trasporti dei passeggeri da La Spezia fino a Varazze, compreso il servizio turistico della Fiera Nautica di Genova e del suo porto. Grazie a Giovanni Carbone.

Portofino, un Mondo a parte.

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