Editoriali

Portofino, a World apart
26
July 2009

Dolcenera, una gianburrasca moderna.

(Santa Margherita Ligure, di Remo Cremona) – Alcuni giorni fa a Santa Margherita Ligure si è esibita in concerto Dolcenera, una delle voci più apprezzate del mondo discografico italiano.

Diciamolo subito, Dolcenera fa parte dell’altra metà del pianeta donne. Non ti stende in mini e quattordici ma ha un sorriso e uno sguardo pieno di energia che dopo un minuto sei già in adorazione. Nella foto in alto, si nota una donna che oggi non è più Dolcenera. Sul palco di Santa Margherita Ligure si presenta in camiciola senza maniche color vinaccia stretta in vita da una cintura bassa sui fianchi a cuoio nera, con degli short a palloncino – anch’essi neri – e sandali bassi. Sul viso un filo di trucco, giusto mascara e poc’altro. Al collo una collana etnica.

Le sue gambe sono scoperte, toniche e nervose, adatte a indossare tutto.

E’ piena di energia, salta ed improvvisa. La voce è giovane, forse a volte fuori controllo, ma tiene quasi sempre la nota, rimane sulle corde e ci regala spesso “fuori copioni” che alla fine ti coinvolgono per il coraggio. Non è Giorgia, non scherza con le note, ma “tiene” anche sola al piano, anche in alcune cover di grandi artisti che nel finale ha voluto interpretare. Dolcenera è una nuova donna, capace di scrivere frasi d’amore a quest’uomo che a volte la fa impazzire, altre la delude e in altre la mette di fronte ad un telefono che non squilla in attesa. Lei mischia racconti di un percorso di vita interiore, le rivolte alla vita che non ti perdona, le sconfitte e la voglia di cambiare pagina o ricominciare da capo. Racconta  le prime esperienze, i racconti con le amiche, lui che non la degna di uno sguardo o gli esami e la scuola che segnano svolte.

Spaccati di vita, che sono nelle sue movenze, nei suoi sorrisi, un mix di mosse sensuali ma soprattutto a pose innocenti. Cose da donna contrapposte a quelle da giovane ragazza. Non canta le rime, ne le quartine, ti impegna nell’ascolto per seguire il filo di quello che vuole dire. Non usa metafore, lei parla il linguaggio d’oggi, diretto e concreto. E i giovani tra i sedici e venticinque anni, ci sono stati di fronte a lei – non ha fatto il pieno – ma alcune file, quelle vicino al palco, a volte avevano nelle labbra le sue parole, soprattutto quelle legate all’amore, al desiderio di un sogno, o al tanto sospirato bacio che non arriva come segno di una nuova storia che nasce. Tra loro soprattutto jeans e scarpe basse, un golfino in vita o sulle spalle. Le melodia è un pop moderno tendente al rock. C’è anche il piano, la tastiera, che lei stessa suona, a volte anche da sola, soprattutto quando improvvisa.

L’audio a volte non è perfetto, la musica a tratti compre la sua voce e ti fa perdere i suoi racconti. Lei è inesauribile, piena di energia, con lo sguardo furbetto, ma anche da donna interiore. La sua sensibilità infatti, si scopre nelle parole che lei stessa scrive. Termina con molti applausi, dopo aver presentato la band a luci piene. Concede un bis dopo un attimo di attesa. Peccato per il palco che ci obbliga a guardare verso la città, lo abbiamo già detto, sarebbe stato meglio poter vedere la luna riflessa sul mare con le stelle per creare magia. Dietro di lei – nella piazzetta del Sabot e Miami l’altra parte della serata. Louis Vuitton al braccio, i quattordici di Gucci impreziositi da pietre luminose, il cortissimo stampato a fiori di Emilio Pucci, le sottili cinture strette sui fianchi, il liscio nei capelli lasciati a frangia apposta per tirarli indietro, le luci riflesse sulle labbra, i multipli bracciali che suonano tra loro.

La città ha finalmente terminato i lavori del centro pedonale che ora appare molto più gradevole, romantico nelle luci disseminate e piacevole da passeggiare. A poche centinaia di metri il Covo di Nord-Est che apre le porte per gli amanti della vita notturna. La serata prevedeva un party-remake di Eyes Wide Shut, il film capolavoro della coppia Cruise-Kidman che tanto ha intrigato. Migliaia di inviti-rèclame nei locali della movida. Sul retro i dettagli della serata. Riprendevano la famosa mascherina simbolo del film record d’incassi. Nel film, quello vero, si poteva vivere una vita diversa entrando con la parola “Fidelio“.

Al Covo di Nord Est, storico locale degli anni ’70 a cui tutti noi siamo molto affezionati, hanno scelto di cambiare frase, forse per distinguersi, forse per carenze culturali, forse per ignoranza, idiozia, o forse, solo per mancanza di stile. Un antico film diceva che signori si nasce, al Covo di Santa Margherita Ligure invece, pare che per entrare – la serata ci hanno detto è stata un fiasco – possa bastare la parola d’ordine stampata sull’invito da qualche genio della comunicazione: “Ricchione”.

“Ricchione”? prego entri. Appunto.

Portofino, un mondo a parte.