La Storia e le Leggende

Portofino, a World apart
    24
    October 2017

    LA PARROCCHIA DI PORTOFINO E I SUOI FEDELI

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    Secondo uno storico francese, il primo cenno della fondazione di una chiesa a Portofino risale al 160 d. c. Venne costruita presso la collina dell’Olivetta sulla Penisola: dopo secoli, si parla in alcuni scritti di un continuo sviluppo della popolazione che contava oltre tremila abitanti. Si rese perciò necessaria una nuova Chiesa capace di contenere i fedeli, quindi nel 986 furono gettate le fondamenta di quella the a l’attuale Chiesa parrocchiale intitolata a San Martino vescovo: i portofinesi, abili marinai, partecipavano con i genovesi alle Crociate in Oriente, testimoniando la propria devozione a San Giorgio prima ancora di avere un tempio per il santo dove deporre le proprie reliquie. I portofinesi nel 1154 vollero costruire un tempio sull’istmo che li proteggesse dalle calamità atmosferiche e dalle pestilenze: cosi loro dichiararono San Giorgio protettore di Portofino, mentre gli abati di San Fruttuoso usavano, per quel tempio, sia il termine di chiesa di San Giorgio che di chiesa di San Martino. La consacrazione della Chiesa avviene però solo nel 1548. Nel trascorre del secoli intanto le chiese di Portofino si moltiplicavano: sorsero cappelle in San Sebastiano, a Paraggi, in San Gottardo, poi vennero costruiti l’oratorio di N S. Assunta divenuta confratemita, la Madonna del Vitrale, la Madonna del Sabaino, la Madonna del Capo e altre che si sono perdute nel tempo.

    07
    March 2017

    I Carpentieri & I Costruttori

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    Come per i barcaioli, che avevano incontrato il successo nelle loro attivita dedicate al traffico marittimo dei passeggeri, si prospettava un orizzonte roseo, anche altre persone del porto intuivano che l’avvento del diporto era alle porte e cosi, dividendosi tacitamente il lavoro, intrecciarono con i primi un’economia motto redditizia. I maestri d’ascia ed i “calafati” (operai specializzati nell’impermeabilizzazione di una nave) che lavoravano nei cantieri navali si dedicarono alle riparazioni e alla costruzione delle barche da diporto, sempre più richieste nella nautica: cosi ci fu una trasformazione ed una divisione delle attivita indirizzate verso l’artigianato. I maestri del legno, oltre che alle riparazioni, incominciarono a costruire delle piccole imbarcazioni, lance e “gozzetti” (piccoli gozzi): dopo i gozzi a remi si costruirono i gozzi con il motore interno. Si può fare qualche nome delle persone che lavoravano il legno: il Gaetano Viacava, detto “Gheita Baciarin”, il Giulietto Vignale, il Giovanni Franzon e suo figlio Roberto, il Giacomo Gallino di Rapallo, il G. B. Viacava, detto “Ba”, ed altri ragazzi… Questi personaggi si distinsero per la loro volonta e capacity artistica artigianale. Una persona in particolare si era distinta nella costruzione navale sia per it tipo di barca, sia per la lavorazione con i particolari più fini: era il Gaetano Viacava, detto “Gheita Baciarin”. I suoi gozzi hanno conquistato il massimo prestigio tanto che un proprietario di barche si vantava di possederne uno: l’attivita e stata ereditata dal figlio Giacomino che, con la stessa bravura ed in silenzio, la sta portando avanti. I marinai che si dedicavano al diporto intuivano che ci voleva una specializzazione: mi ricordo che, negli anni ’50, non tutti avevano la licenza elementare, cosi alcuni si misero a studiare nella scuola nautica serale del Maresciallo Gerolamo Cabella per avere ii requisito richiesto e per dare poi un esame nautico.

    29
    October 2016

    Le Osterie, i Negozi e gli Alberghi

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    Già nei secoli passati si parlava di esercizi pubblici in Portofino, come si può leggere nei libri che riguardano questo paese. Ma dal 1800 ad oggi se ne possono elencare alcuni che, in Portofino, esistevano in numero abbastanza consistente, tenendo in considerazione la “grandezza” del piccolo paese e data l’importanza del porto ed il passaggio delle navi e dei bastimenti: la richiesta di derrate alimentari e di posti di soggiorno era infatti superiore agli abitanti perché nel porto soggiornavano personaggi come Papi, imperatori, prelati, politici e soldati per alcuni giorni od anche settimane, finché i fortunali da libeccio o lo scirocco cessavano e ritornava il buon tempo. Sul finire del secolo XIX, Portofino ebbe la strada carrozzabile allacciata a Santa Margherita Ligure: questa importante opera trasformò quasi totalmente l’economia locale che passò dalla vita del mare, dei mulini e della campagna contadina a mestieri di trasporto via terra dei passeggeri. Portofino così diede inizio ad una economia turistica che è sempre stata in costante crescita ed è aumentata al punto che il gran numero degli esercizi commerciali è motivo di preoccupazione.

    06
    August 2016

    I Vetturini

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    Con il finire del XIX secolo, Portofino cessava di essere un paese isolato dal continente, dove non esistevano strade e vi si accedeva soltanto per via mare, oppure per i sentieri del monte che erano percorribili solo a piedi. La strada carrabile che univa il borgo con Santa Margherita fu costruita nel ‘900: con questo importante evento, Portofino dovette affrontare una grande trasformazione anche economica che, unita all’esperienza turistica gia acquisita, permetteva di costituire una nuova categoria di lavoratori. Questa non tardò ad organizzarsi per poter dare servizi di trasporto di genere diverso alla comunità, collegando il servizio alla ferrovia e con altre attività inerenti e contribuendo cosi a dare più benessere alla popolazione. II primo ad avere la concessione per il trasporto della posta fu il Silvio Gazzolo, detto “Baxian”, che era stato per lungo tempo il postino del posto. II figlio Angelino continuò sulla strada del padre dando incremento al servizio, poichè vi era oltre al traffico locale un incremento di passeggeri turisti. Lo ricorda cosi la nipote, Anna Bruno: — “Pensando agli anni belli della mia gioventù, molti sono i ricordi che affollano la mia mente: appartengo ad una famiglia che ha trovato nel lavoro motivo di vita, continuato poi nelle nostre varie generazioni. Mio nonno Silvio, grande lavoratore, iniziò la sua vita lavorativa come procaccia postale con una barca a remi, perchè ancora non esistevano ne motori ne strade.

    20
    June 2016

    Le Donne del Pizzo

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    Un’altra attività che, con il tempo, è diventata quasi una economia è quella della lavorazione dei pizzi al tombolo: il pizzo al tombolo è un ricamo realizzato su un disegno su cartone impunturato di spilli. Viene eseguito dalla ricamatrice intrecciando il filo con dei fuselli di legno, detti in genovese “caige”: inizialmente le nonne, le mamme e le figlie, per aiutare economicamente le entrate familiari, arrotondavano vendendo, di solito, il loro prodotto a richiesta. Nelle ore disponibili lavoravano al cuscino già al mattino presto, tanto che i pescatori, quando si alzavano per andare alla pesca, sentivano il fruscio dei fuselli delle donne. Nel periodo antico dei naviganti, questi pizzi venivano venduti nelle Americhe a grande richiesta perché i loro mariti, che navigavano, avevano anche il senso del commercio non solo di pizzi ma anche di altri generi che, con abilità, venivano barattati ed importati… Un cenno particolare lo merita Caterina Crovo detta “dei pizzetti”, una pioniera di questo commercio fra le tante lavoranti del pizzo a tombolo: portofinese doc, nata nei primissimi anni della seconda metà del secolo scorso e sposa di Niccolò Traverso, un ottimo falegname di Genova Prà chiamato a Portofino per eseguire ricercati lavori nella nuova villa di lord Carnarvon, lo scopritore della tomba di Tutankhamon. Donna di spiccato senso degli affari, la Caterina decide di aprire, nella salita alla Chiesa, unico punto di entrata al paese, un vero e proprio negozio (oggi vi è la Boutique “Loro Piana”) per la vendita dei pizzi locali, raccolti dalle varie lavoratrici. Il successo non tarda ad arrivare e presto i suoi stessi clienti la introducono nel mondo delle migliori famiglie genovesi, tanto che sempre più spesso, con le valigie piene di pizzi, parte per la città a fare le consegne ed a prendere le comande.

    05
    May 2016

    I Barcaioli

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    A Portofino i barcaioli hanno rappresentato una vera istituzione, una trasformazione economica nuova che lentamente a aumentata all’ombra degli ospiti residenti: questo lavoro veniva eseguito principalmente nel periodo estivo con barche di proprietà degli ospiti, arredate con tende e cuscini tanto che sembravano le “carrozze del mare”. Questa nuova economia coinvolgeva una trentina di famiglie di cui solo una decina esercitava in proprio: il servizio era a remi ed a vela e solo dopo il 1920 fu messo il motore fuoribordo. I signori che usufruivano di questo servizio erano Bianchi Cavallo, Finollo, Steimman, Villa, Raggio, Spizz, Nina Toie, Bruzzo, Croce, Basso, Brawn, Cunigan, Rivetti, Clifford, Rocca, Odero Marsano, Vigorelli, Bocciardo di Niasca, Trossi, Potenziani ed altri, fra cui anche 4 consoli scandinavi.

    20
    March 2016

    I Pescatori

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    Questo mestiere e uno dei più antichi del mondo in particolare per Portofino, data la sua posizione: fin dai secoli scorsi, prima del 1700, questa categoria si dedicò anche alla pesca del corallo. Con piccole imbarcazioni, detti “leudi”, si spingevano a ponente fino all’isola Gallinara ed ai fondaci di Provenza, a differenza dei vicini di San Giacomo di Corte e di Rapallo che con le loro barche coralliere, si dirigevano sulle coste occidentali della Sardegna. La storia dice che i portofinesi avevano un segreto, quello delle “poste”, cioe le “armie” (ossia il punto nautico sulla carta), segreto che si tramandava di padre in figlio dai vecchi capi barca del ‘700: questi segreti furono rubati da marinai di Portofino che andarono a pescare i coralli con i cercatori catalani gia nel ‘600. Nella Calata esistevano delle famiglie che da tempo immemorabile esercitavano costantemente, come se fosse un esercizio aziendale, il mestiere della pesca: era no gli armatori della pesca alla posta, questo lavoro era motto interessante in quanto non conosceva soste e si poteva esercitare tutto l’anno, esistendo il porto, a differenza degli altri luoghi confinanti. Tra questi pescatori, quando si avvicinava la stagione delle acciughe, cioe maggio-giugno, un periodo in cui il tempo ed il mare sono sempre quasi calmi, chi possedeva il gozzo più grande armato con vela latina, si spingeva a “fare la stagione” fino all’isola di Gorgona, fornito di barili di legno speciali per la “saladera” delle acciughe.

    07
    March 2016

    I grandi proprietari

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    PRIMO LOTTOLeggendo in vari libri di storia ligure, ho trovato che, vinta dai Romani la Liguria, Portofino cadde sotto il loro governo e poi, da questi, passò agli imperatori del Sacro Romano Impero fino a quando diventò imperatrice Santa Adelagia (931-999). Adelagia era figlia di Rodolfo II di Borgogna e sposò Lotario II, re d’Italia, nel 947: dopo la sua morte avvenuta nel 950, sposò l’imperatore Ottone I (951). Fu imperatrice dal 962, ma il suo regno fu segnato da varie inimicizie fra cui quella con suo figlio Ottone II. Donna di straordinaria cultura e di animo pietoso, esercitò un grande e benefico influsso sulla corte imperiale a favore della Chiesa, favori la riforma di Cluny (986) e fondò vari monasteri, fra cui quello di San Salvatore a Pavia e quello di Selz in Alsazia dove essa stessa è sepolta. Nello stesso anno, fece dono di Portofino, con altre terre, al monastero di San Fruttuoso, badia dei padri Benedettini Cassinensi, edificata in una baia del monte di Portofino. Santa Adelagia intendeva così fare omaggio all’anima del suo consorte Ottone il Grande e per la futura salute di suo figlio Ottone II, che il Beato Fruttuoso e i suoi religiosi avevano salvato dal mare in tempesta con le loro preghiere.

    SECONDO LOTTOUna famiglia, i Prato, era proprietaria di molti appezzamenti di terreno con entro stanti case rurali e altre nel centro storico con relativi fondaci per la vendita dei loro prodotti: tutti questi beni non erano uniti fra loro, ma consistenti tanto da renderli una famiglia facoltosa. Quello che segue è un censimento approssimativo.

    a) Partendo dal Faro di Portofino si arrivava sino al confine del cimitero, sulla costa verso il mare aperto e, dal confine del Castello San Giorgio, sino al bordo della località la Palara. Come si può verificare dai mappali, all’interno di questi due lotti esistevano piccoli appezzamenti non di loro proprietà.
    b) Un altro lotto partiva dal confine col terreno Benvenuto, lungo la strada Portofino-Ruta e arrivava al confine della villa Sabaino. Comprendeva la casa padronale, chiamata ancora oggi “villa Prato”, e una casa rurale dove abitava il fattore.
    c) Il lotto seguente comprendeva anche parti consistenti in località la Villetta, in località Pino, una casa rurale in località Villa Grande e un grande castagneto nel fossato dell’Acqua Viva, con il rudere di un mulino.

    06
    March 2016

    Portofino, tutto cominciò…

    Portofino Denise Raschella Smiles in Portofino

    Portofino era, per la maggior parte, posseduta da quattro famiglie, una delle quali era quella dell’imperatrice del Romano impero: ciò che sapevo si è rivelato attendibile per un buon 80% , come sarà evidente di seguito. Grazie al professor Francesco Berlingeri, che è l’attuale proprietario della villa il Castelletto, sono venuto in possesso atti notarili autentici che ci consentono di capire come i primissimi stranieri, che il console Brown portò a Portofino già nella seconda metà dell’800, avessero ben studiato la fondazione della loro “colonia turistica” nella Penisola e nella collina che, dal castello San Giorgio, arriva sino alla valle del Vexinaro ed in località Prato. Il primo pioniere fu appunto il console Brown che acquistò la fortezza di San Giorgio ed altre abitazioni, anche rurali, formando una specie di feudo. Convinse poi lord Carnarvon a comprare dai Benvenuto, della famiglia di Cesira, un grosso appezzamento di terreno che confina con il castello San Giorgio dei Mumm: qui, nella seconda metà dell’800, il lord si costruì una villa che oggi si chiama villa Altachiara. Carnarvon portò a Portofino un altro inglese, il cavaliere Stefano Licce, consigliere dell’Ambasciata britannica, e un terzo facoltoso personaggio di nome Giovanni Bond, un irlandese residente a Londra. Questi tre personaggi misero in atto un vero e proprio “piano immobiliare”, realizzandolo alla perfezione: riuscirono ad acquistare tutta la Penisola da grandi e piccoli proprietari, fatta eccezione per la proprietà Brown e quella degli Oneto, che consiste nella casetta sotto la fortezza del castello Brown e nel ristorante Aurora.

    29
    February 2016

    Muratori e Artigiani

    Artisans in Portofino Italy

    Questa categoria ebbe un lunghissimo periodo di prosperità a Portofino dall’ inizio nella seconda meta dell’800 e si trascinò a fasi alterne, a causa degli eventi bellici, sino ai tempi nostri, con una nuova economia che con il passare del tempo, e neanche tanto lungo, diede luogo ad un ricambio di attività economiche che ha dato benessere al Borgo. Dopo l’annessione della Repubblica di Genova al Regno Sardo, un cospicuo numero di famiglie straniere che rappresentavano le loro nazioni in Genova, scoprirono Portofino e, una dopo l’altra, in Portofino fondarono una colonia residenziale internazionale: con molta oculatezza, conservarono gelosamente le loro proprietà e se le tramandarono tra di loro per circa un secolo. Gli italiani poterono metterci piede solo dopo la 11 guerra mondiale. Ai primi “albori” delle costruzioni residenziali, chi diede inizio ai lavori di sbancamento e preparazione della superficie per edificare le case era un artigiano di nome Benedetto Gardella, detto “Beneitu”, e del quale abbiamo gia parlato net capitolo precedente. Questo personaggio tra l’altro era motto bravo net costruire i muri a secco con la pietra di Portofino, perchè conosceva motto bene il sistema dell “sparo-mine” per il senso giusto della pietra: questa era di non facile lavorazione essendo formata da “pudinga”, doe un impasto di ciottoli motto duro. La mamma mi raccontava come preparò il suolo del castello Odero, le ville dei Basso e quelle dei Bocciardo a Paraggi. Morì nel 1920 dopo essere stato colpito alla spina dorsale da un masso di pietra, dopodichè il Consigliere, suo cognato, prosegui nella costruzione delle vine. Dal primo pioniere, doe il console Brown che trasformò la fortezza in abitazione civile, tanti altri seguirono il suo esempio cosicchè si diede inizio ad una vera economia locale: solo una persona si inseri nel “carattere straniero” dell’edilizia ed in un tessuto morfologico motto delicato per l’inserimento di nuove costruzioni.

    22
    February 2016

    I Contadini

    Portofino The Village Italy

    La popolazione del borgo di Portofino era composta anche da una categoria molto antica di lavoratori, che viveva nelle campagne del Monte in famiglie molto numerose; era gente laboriosa, ma che viveva al limite della sopravvivenza. Per la maggior parte, almeno 11 90%, non erano proprietari dei fondi ed abitavano in casolari dalle condizioni igieniche precarie, poichè non tutti possedevano i servizi in casa e convivevano con il bestiame perchè le stalle ed i pollai erano ubicati nei fondi della casa stessa. Queste famiglie conducevano il fondo agrario al terzo del prodotto (escluso I’orto) della terra, che consisteva nel raccolto delle olive, la rendita primaria: c’era poi la coltivazione della vite ed il taglio della legna, di cui il tronco andava al padrone ed i rami al contadino(questo per controllare che non venissero tagliati alberi sani e non se ne facesse commercio); poi vi erano anche altri prodotti ortofrutticoli e qualche contadino, che possedeva delle “fasce” (terrazze agricole) abbastanza larghe, mieteva il grano. La mucca per il latte la possedevano quasi tutti, chi di proprietà chi in conduzione.

    17
    February 2016

    Famosi Artisti forestieri in Liguria

    Portofino Novella Parigini Artist

    Straordinarie opere d’arte dimostrano le relazioni intercorse fra i maggiori artisti del mondo e la Liguria, dall’inizio dell’Ottocento, secondo un’intensità destinata a durare ancora oggi e ad investire ogni luogo della regione, da Bordighera a Lerici. Che la Liguria abbia goduto di una straordinaria fortuna presso artisti, letterati e viaggiatori colti non è certo una novità. Alcune pubblicazioni e mostre d’arte, realizzate negli ultimi tempi, hanno documentato taluni episodi della presenza di artisti stranieri e forestieri in Liguria; mai, però, forse per la sua ampiezza o più probabilmente per l’innato difetto dei liguri di non saper parlare bene di se stessi, è stata tentata una ricerca al fine di ricostruire per quanto possibile l’interezza di una storia costituita da eccezionali presenze, importanti passaggi e straordinarie passioni” per la Liguria.

    16
    February 2016

    I Mulini

    Portofino Niasca Mills Paraggi

    Una parte di popolazione di Portofino esercitava il mestiere di mugnaio lungo il torrente della “Acqua viva“, che prende il nome di “viva” perche, quasi in vetta al Monte a 400 metri sopra il livello del mare, esistono delle sorgenti perenni che scaturiscono al confine di due qualita di pietra: da una parte, la roccia di Portofino detta “pudinga“, dall’altra la pietra detta “dell’Antola”. Da queste sorgenti scaturisce una buona quantity d’acqua, almeno 1300 metri cubi giornalieri, anche se in periodi di massima siccita diminuisce di portata, ma 6 sempre sufficiente al funzionamento dei mulini a ruota. Cosi, da tempo remoto, venivano costruiti degli edifici con annessa abitazione per poter esercitare il mestiere di mugnaio, avendo la tranquillity del lavoro sicuro: questa economia garantiva lavoro sicuro alle famiglie che, con il tempo, erano diventate ben 35, anche altre persone venivano coinvolte nel lavoro per il trasporto delle granaglie, specie gli abitanti del porto nel periodo estivo e di siccita quando, dalle due riviere, raggiungevano Portofino con le imbarcazioni per macinare i loro prodotti.

    12
    February 2016

    I Naviganti

    Portofino Larry Ellison Yacht

    Con I’avvento del nuovo Stato di Sardegna la marineria in Liguria, che per secoli aveva insegnato al mondo il mestiere e l’arte del navigare, ebbe un risveglio massiccio che in pochissimo tempo riconquistò la piazza con tutto il suo talento: in Portofino, esistevano famiglie che con il mare avevano molta dimestichezza, cosi che armarono una vera flotta, come si legge nei libri di storia marinara dei bastimenti della Liguria. Questi velieri erano equipaggiati, dal capitano al mozzo, da persone esclusivamente di Portofino, inoltre certo che altri capitani e marinai erano al comando di bastimenti di armatori liguri: questi uomini, oltre che essere buoni naviganti, si dimostravano anche buoni commercianti intuendo quali prodotti erano da esportare, e di quali era necessaria l’importazione. Gli armatori portofinesi, che erano anche capitani dei loro velieri, operavano motto bene con i noli internazionali al punto che la loro navigazione durava anche degli anni, poiche facevano il giro del mondo trasportando, per conto di ditte straniere, materiali di ogni genere da un continente all’altro e ricavando guadagni cospicui che investivano in immobili e possedimenti che ancora oggi appartengono alle famiglie dei loro discendenti.

    11
    February 2016

    Portofino dopo il Congresso di Vienna

    Portofino Sailing Boats

    Sul finire del XVII secolo, l’Europa era in continuo fermento a causa delle le nazioni in guerra tra di loro, ed in questa voglia di conquista fu presa di mira anche la piccola Repubblica Ligure che, da quel momento e per trent’anni fu tormentata dagli invasori, dagli spagnoli agli inglesi, dagli austriaci ai francesi e, perfino, dai duchi di Toscana ai pisani. Questa Repubblica fu tanto presa di mira che, ora protetta dagli uni ora protetta dagli altri, veniva sempre occupata e saccheggiata dalle truppe straniere. Portofino, essendo al centro della costa e con un porto naturale di sicuro ridosso, veniva occupato continuamente dagli invasori ed era considerato di grande utilità per il ricovero delle navi e per le loro riparazioni; inoltre, a Portofino venivano depositate le munizioni ed i viveri e si stanziavano le truppe che arrivavano dai monti al punto che, durante molti lavori intrapresi, si potevano riscontrare frequenti visite e considerazioni del Magistrato Ligure dei Padri dei Comuni, per la difesa del Borgo. Per questo, la grande utility del porto portofinese fu conosciuta fin da Napoleone I° che lo fortificava con opere di difesa e, con decreto dell’anno 1813 del 2 gennaio, si degnava di dare a questo porto il suo nome, come risulta nell’archivio “Barone Baratta” in Rapallo: questo porto e di mediocre grandezza, ma atto a ricevere bastimenti di grande portata perche motto profondo, inoltre ha un fondale di sabbia cosi fangosa che le ancore ci si affondano e si attaccano tenacemente tanto che le navi rimangono saldamente ancorate, con qualsiasi tempo. Portofino è difeso da tutti i venti, eccetto il vento di tramontana che rende difficile I’uscita delle imbarcazioni, ma e attrezzato ad arte dall’uomo che, con appositi strumenti, rende possibile qualsiasi manovra.

    11
    February 2016

    Facciamo un pò di storia e le sue fonti

    Portofino 1960 Dolce Vita
    L’origine del nome di Portofino, l’antico Portus Delphini, e incerta; tra le varie ipotesi, tre sono le pied probabili: quella che lo fa derivare dal gran numero di delfini che hanno sempre popolato le acque circostanti ed il porto stesso; una seconda ipotesi, forse la meno probabile, che potrebbe far risalire il nome alla singolare somiglianza della forma della Penisola di San Giorgio che, vista dalla Collina del Campo del Monte, 6 quella di un delfino che affiora dalle acque, e un’ultima ipotesi, doe quella che il Promontorio di Portofino fosse sempre stato circondato da alberi di pino molto rigogliosi, da cui ii nome “Porto Pino”. Portofino certamente esisteva gia durante la dominazione Romana, ma non ne fu particolarmente sconvolto: la Penisola di Portofino divideva i Genuati dai Tigulli e l’importanza di Portofino crebbe sin dal Medioevo come punto d’approdo e di sicuro rifugio per le navi. Molte notizie sono state rilevate dagli archivi delle famiglie degli armatori, come risulta dai libri dei bastimenti di Liguria, dall’archivio Mercantile di Genova e da parecchi libri di storia ligure: voglio citarne diverse edizioni che tengo nel mio piccolissimo archivio storico. 1 – “Saggio storico civile e religioso del Comune di Portofino”, dedicato al portofinese Monsignor Salvatore Magnasco, arcivescovo di Genova. Tipografia : Letture Cattoliche, 1876. 2 – “Appunti di Davegno” in L’Archivio Comunale di Portofino, un episodio del 1814 in Liguria. S. A. I. G. A. gia F Ili Armanino, Genova, 1908. In quel tempo dall’abate Medalberto

    30
    April 2009

    La Baronessa von Mumm salvò Portofino

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    Pesanti e lenti erano i passi della grossa donna, stranamente paludata, che la mattina dei 24 aprile 1945, accompagnata da un’altra magrolina, saliva faticosamente il sentiero che dal Castello S. Giorgio porta alla fortezza di Portofino, sede della Komandantur tedesca. Il momento era drammatico.  Tutti sapevano che Portofino era stata minata e che, in caso di ritirata, il porto doveva essere fatto saltare. Ora l’ordine di ritirata era arrivato. La vecchia signora era la baronessa von Mumm, nella foto al centro il marito, vedova dell ‘ambasciatore tedesco in Oriente che creò una leggenda con il famoso champagne, che non usciva mai dal Castello.

    Si era mossa però quel giorno d’aprile per tentare in extremis di far desistere il comandante dall’esecuzione dell’ordine di distruzione.  Alfons e Jeannie von Mumm erano arrivati a Portofino nel 1910.

    Avevano acquistato il Castello S. Giorgio, davanti alla chiesa dallo stesso nome, sull’istmo della penisola, dal proprietario precedente, Stephen Leach. Il caseggiato era decorato a striscioni bianchi e neri, simbolo e privilegio dei Doria, Spinola, Fieschi e Grimaldi. Sulla facciata campeggiavano a grandi caratteri, e tuttora campeggiano, dei versi latini di Catullo sulla felicità di chi stanco ritorna a casa deponendo il peso della mente e del viaggio.

    22
    April 2009

    Quando gli Inglesi arrivarono a Portofino

    Portofino Castello Brown

    Portofino non fu, almeno fino all’ultimo conflitto mondiale, una stazione climatica in qualche modo paragonabile alle vicine Rapallo e Santa Margherita.  Esistevano un paio di importanti alberghi, ma la presenza di facoltosi residenti stranieri era limitata e, in genere, legata alla costruzione o al restauro di dimore signorili o ad occasionali soggiorni in queste ultime.  Nella primavera del 1870 Lord Henry Herbert, quarto conte di Carnarvon, partendo da Santa Margherita Ligure giunse per la prima volta a Portofino a dorso di mulo, attraverso il sentiero di Nozarego.  Il nobile inglese era un brillante politico, discendente di una antica famiglia di Newbury. La sua fama di statista era legata, in particolare, alla stesura del British North America Act, la legge con la quale il Parlamento britannico, nel 1868, aveva concesso l’autogoverno al Canada. Il Conte acquistò ampi apprezzamenti di vigneti e uliveti, in particolare lungo il crinale della collina in corrispondenza dell’inizio della penisola di Portofino. 

    14
    April 2009

    La fondazione della chiesa di San Fruttuoso

    Portofino San Fruttuoso

    Quando si parla di San Fruttuoso con chi conosce questa splendida località del promontorio di Portofino, pochissimi sanno che il nome completo dell’abbazia, nucleo del piccolo villaggio, è San Fruttuoso di Capodimonte. Perché Capodimonte lo spiega il toponimo; perché San Fruttuoso, la leggenda che brevemente riportiamo. Arrivando dalla Spagna i preti Giustino e Procopio di Terragona volevano raggiungere il litorale ligure per portarvi le ossa di San Fruttuoso, arcivescovo di Braga, fondatore di monasteri in Spagna e Portogallo, che era stato martirizzato nel 262. Li sorprese una forte tempesta al largo di Portofino ed ecco che apparve a Giustino l’angelo del Signore; questi gli promise di portarli in salvo in un anfratto del monte dal quale avrebbe cacciato un drago pestifero.

    Essi avrebbero dovuto poi costruire una chiesa in quel luogo ove, sotto la roccia, vi era una fonte zampillante. Fu così che la località dove fu costruita la chiesa e, in seguito, il monastero dei seguaci di San Colombano e di San Benedetto venne chiamata San FruttuosoQui si sviluppò l’abbazia che tanta importanza ebbe nel golfo Tigullio fino al XII Secolo. L’abbazia esercitava i diritti di caccia e di pesca sull’intero promontorio e, inoltre, la comunità monastica poté incrementare l’agricoltura soprattutto nel versante orientale del promontorio di Portofino, più adatto alle colture. La sottomissione poi di moltissime pievi della costa e dell’entroterra fino a raggiungere le lontane diocesi di Tortona, di Bobbio e di Brugnato furono la conseguenza di numerose donazioni.