La Storia e le Leggende

Portofino, a World apart
    06
    August 2016

    I Vetturini di Portofino

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    Con il finire del XIX secolo, Portofino cessava di essere un paese isolato dal continente, dove non esistevano strade e vi si accedeva soltanto per via mare, oppure per i sentieri del monte che erano percorribili solo a piedi. La strada carrabile che univa il borgo con Santa Margherita fu costruita nel ‘900: con questo importante evento, Portofino dovette affrontare una grande trasformazione anche economica che, unita all’esperienza turistica gia acquisita, permetteva di costituire una nuova categoria di lavoratori. Questa non tardò ad organizzarsi per poter dare servizi di trasporto di genere diverso alla comunità, collegando il servizio alla ferrovia e con altre attività inerenti e contribuendo cosi a dare più benessere alla popolazione. II primo ad avere la concessione per il trasporto della posta fu il Silvio Gazzolo, detto “Baxian”, che era stato per lungo tempo il postino del posto. II figlio Angelino continuò sulla strada del padre dando incremento al servizio, poichè vi era oltre al traffico locale un incremento di passeggeri turisti. Lo ricorda cosi la nipote, Anna Bruno: — “Pensando agli anni belli della mia gioventù, molti sono i ricordi che affollano la mia mente: appartengo ad una famiglia che ha trovato nel lavoro motivo di vita, continuato poi nelle nostre varie generazioni. Mio nonno Silvio, grande lavoratore, iniziò la sua vita lavorativa come procaccia postale con una barca a remi, perchè ancora non esistevano ne motori ne strade.

    20
    June 2016

    Le Donne del Pizzo a Portofino

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    Un’altra attività che, con il tempo, è diventata quasi una economia è quella della lavorazione dei pizzi al tombolo: il pizzo al tombolo è un ricamo realizzato su un disegno su cartone impunturato di spilli. Viene eseguito dalla ricamatrice intrecciando il filo con dei fuselli di legno, detti in genovese “caige”: inizialmente le nonne, le mamme e le figlie, per aiutare economicamente le entrate familiari, arrotondavano vendendo, di solito, il loro prodotto a richiesta. Nelle ore disponibili lavoravano al cuscino già al mattino presto, tanto che i pescatori, quando si alzavano per andare alla pesca, sentivano il fruscio dei fuselli delle donne. Nel periodo antico dei naviganti, questi pizzi venivano venduti nelle Americhe a grande richiesta perché i loro mariti, che navigavano, avevano anche il senso del commercio non solo di pizzi ma anche di altri generi che, con abilità, venivano barattati ed importati… Un cenno particolare lo merita Caterina Crovo detta “dei pizzetti”, una pioniera di questo commercio fra le tante lavoranti del pizzo a tombolo: portofinese doc, nata nei primissimi anni della seconda metà del secolo scorso e sposa di Niccolò Traverso, un ottimo falegname di Genova Prà chiamato a Portofino per eseguire ricercati lavori nella nuova villa di lord Carnarvon, lo scopritore della tomba di Tutankhamon. Donna di spiccato senso degli affari, la Caterina decide di aprire, nella salita alla Chiesa, unico punto di entrata al paese, un vero e proprio negozio (oggi vi è la Boutique “Loro Piana”) per la vendita dei pizzi locali, raccolti dalle varie lavoratrici. Il successo non tarda ad arrivare e presto i suoi stessi clienti la introducono nel mondo delle migliori famiglie genovesi, tanto che sempre più spesso, con le valigie piene di pizzi, parte per la città a fare le consegne ed a prendere le comande.

    05
    May 2016

    I Barcaioli di Portofino

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    A Portofino i barcaioli hanno rappresentato una vera istituzione, una trasformazione economica nuova che lentamente a aumentata all’ombra degli ospiti residenti: questo lavoro veniva eseguito principalmente nel periodo estivo con barche di proprietà degli ospiti, arredate con tende e cuscini tanto che sembravano le “carrozze del mare”. Questa nuova economia coinvolgeva una trentina di famiglie di cui solo una decina esercitava in proprio: il servizio era a remi ed a vela e solo dopo il 1920 fu messo il motore fuoribordo. I signori che usufruivano di questo servizio erano Bianchi Cavallo, Finollo, Steimman, Villa, Raggio, Spizz, Nina Toie, Bruzzo, Croce, Basso, Brawn, Cunigan, Rivetti, Clifford, Rocca, Odero Marsano, Vigorelli, Bocciardo di Niasca, Trossi, Potenziani ed altri, fra cui anche 4 consoli scandinavi.

    20
    March 2016

    I Pescatori di Portofino

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    Questo mestiere e uno dei più antichi del mondo in particolare per Portofino, data la sua posizione: fin dai secoli scorsi, prima del 1700, questa categoria si dedicò anche alla pesca del corallo. Con piccole imbarcazioni, detti “leudi”, si spingevano a ponente fino all’isola Gallinara ed ai fondaci di Provenza, a differenza dei vicini di San Giacomo di Corte e di Rapallo che con le loro barche coralliere, si dirigevano sulle coste occidentali della Sardegna. La storia dice che i portofinesi avevano un segreto, quello delle “poste”, cioe le “armie” (ossia il punto nautico sulla carta), segreto che si tramandava di padre in figlio dai vecchi capi barca del ‘700: questi segreti furono rubati da marinai di Portofino che andarono a pescare i coralli con i cercatori catalani gia nel ‘600. Nella Calata esistevano delle famiglie che da tempo immemorabile esercitavano costantemente, come se fosse un esercizio aziendale, il mestiere della pesca: era no gli armatori della pesca alla posta, questo lavoro era motto interessante in quanto non conosceva soste e si poteva esercitare tutto l’anno, esistendo il porto, a differenza degli altri luoghi confinanti. Tra questi pescatori, quando si avvicinava la stagione delle acciughe, cioe maggio-giugno, un periodo in cui il tempo ed il mare sono sempre quasi calmi, chi possedeva il gozzo più grande armato con vela latina, si spingeva a “fare la stagione” fino all’isola di Gorgona, fornito di barili di legno speciali per la “saladera” delle acciughe.

    07
    March 2016

    I grandi proprietari di Portofino.

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    PRIMO LOTTOLeggendo in vari libri di storia ligure, ho trovato che, vinta dai Romani la Liguria, Portofino cadde sotto il loro governo e poi, da questi, passò agli imperatori del Sacro Romano Impero fino a quando diventò imperatrice Santa Adelagia (931-999). Adelagia era figlia di Rodolfo II di Borgogna e sposò Lotario II, re d’Italia, nel 947: dopo la sua morte avvenuta nel 950, sposò l’imperatore Ottone I (951). Fu imperatrice dal 962, ma il suo regno fu segnato da varie inimicizie fra cui quella con suo figlio Ottone II. Donna di straordinaria cultura e di animo pietoso, esercitò un grande e benefico influsso sulla corte imperiale a favore della Chiesa, favori la riforma di Cluny (986) e fondò vari monasteri, fra cui quello di San Salvatore a Pavia e quello di Selz in Alsazia dove essa stessa è sepolta. Nello stesso anno, fece dono di Portofino, con altre terre, al monastero di San Fruttuoso, badia dei padri Benedettini Cassinensi, edificata in una baia del monte di Portofino. Santa Adelagia intendeva così fare omaggio all’anima del suo consorte Ottone il Grande e per la futura salute di suo figlio Ottone II, che il Beato Fruttuoso e i suoi religiosi avevano salvato dal mare in tempesta con le loro preghiere.

    SECONDO LOTTOUna famiglia, i Prato, era proprietaria di molti appezzamenti di terreno con entro stanti case rurali e altre nel centro storico con relativi fondaci per la vendita dei loro prodotti: tutti questi beni non erano uniti fra loro, ma consistenti tanto da renderli una famiglia facoltosa. Quello che segue è un censimento approssimativo.

    a) Partendo dal Faro di Portofino si arrivava sino al confine del cimitero, sulla costa verso il mare aperto e, dal confine del Castello San Giorgio, sino al bordo della località la Palara. Come si può verificare dai mappali, all’interno di questi due lotti esistevano piccoli appezzamenti non di loro proprietà.
    b) Un altro lotto partiva dal confine col terreno Benvenuto, lungo la strada Portofino-Ruta e arrivava al confine della villa Sabaino. Comprendeva la casa padronale, chiamata ancora oggi “villa Prato”, e una casa rurale dove abitava il fattore.
    c) Il lotto seguente comprendeva anche parti consistenti in località la Villetta, in località Pino, una casa rurale in località Villa Grande e un grande castagneto nel fossato dell’Acqua Viva, con il rudere di un mulino.

    06
    March 2016

    Portofino, tutto cominciò…

    Portofino Denise Raschella Smiles in Portofino

    Come avevo immaginato, posso anticipare nella mia introduzione che Portofino era, per la maggior parte, posseduta da quattro famiglie, una delle quali era quella dell’imperatrice del Romano impero: ciò che sapevo si è rivelato attendibile per un buon 80% , come sarà evidente di seguito. Grazie al professor Francesco Berlingeri, che è l’attuale proprietario della villa il Castelletto, sono venuto in possesso atti notarili autentici che ci consentono di capire come i primissimi stranieri, che il console Brown portò a Portofino già nella seconda metà dell’800, avessero ben studiato la fondazione della loro “colonia turistica” nella Penisola e nella collina che, dal castello San Giorgio, arriva sino alla valle del Vexinaro ed in località Prato. Il primo pioniere fu appunto il console Brown che acquistò la fortezza di San Giorgio ed altre abitazioni, anche rurali, formando una specie di feudo. Convinse poi lord Carnarvon a comprare dai Benvenuto, della famiglia di Cesira, un grosso appezzamento di terreno che confina con il castello San Giorgio dei Mumm: qui, nella seconda metà dell’800, il lord si costruì una villa che oggi si chiama villa Altachiara. Carnarvon portò a Portofino un altro inglese, il cavaliere Stefano Licce, consigliere dell’Ambasciata britannica, e un terzo facoltoso personaggio di nome Giovanni Bond, un irlandese residente a Londra. Questi tre personaggi misero in atto un vero e proprio “piano immobiliare”, realizzandolo alla perfezione: riuscirono ad acquistare tutta la Penisola da grandi e piccoli proprietari, fatta eccezione per la proprietà Brown e quella degli Oneto, che consiste nella casetta sotto la fortezza del castello Brown e nel ristorante Aurora.

    29
    February 2016

    Muratori e Artigiani a Portofino

    Artisans in Portofino Italy

    Questa categoria ebbe un lunghissimo periodo di prosperità a Portofino dall’ inizio nella seconda meta dell’800 e si trascinò a fasi alterne, a causa degli eventi bellici, sino ai tempi nostri, con una nuova economia che con il passare del tempo, e neanche tanto lungo, diede luogo ad un ricambio di attività economiche che ha dato benessere al Borgo. Dopo l’annessione della Repubblica di Genova al Regno Sardo, un cospicuo numero di famiglie straniere che rappresentavano le loro nazioni in Genova, scoprirono Portofino e, una dopo l’altra, in Portofino fondarono una colonia residenziale internazionale: con molta oculatezza, conservarono gelosamente le loro proprietà e se le tramandarono tra di loro per circa un secolo. Gli italiani poterono metterci piede solo dopo la 11 guerra mondiale. Ai primi “albori” delle costruzioni residenziali, chi diede inizio ai lavori di sbancamento e preparazione della superficie per edificare le case era un artigiano di nome Benedetto Gardella, detto “Beneitu”, e del quale abbiamo gia parlato net capitolo precedente. Questo personaggio tra l’altro era motto bravo net costruire i muri a secco con la pietra di Portofino, perchè conosceva motto bene il sistema dell “sparo-mine” per il senso giusto della pietra: questa era di non facile lavorazione essendo formata da “pudinga”, doe un impasto di ciottoli motto duro. La mamma mi raccontava come preparò il suolo del castello Odero, le ville dei Basso e quelle dei Bocciardo a Paraggi. Morì nel 1920 dopo essere stato colpito alla spina dorsale da un masso di pietra, dopodichè il Consigliere, suo cognato, prosegui nella costruzione delle vine. Dal primo pioniere, doe il console Brown che trasformò la fortezza in abitazione civile, tanti altri seguirono il suo esempio cosicchè si diede inizio ad una vera economia locale: solo una persona si inseri nel “carattere straniero” dell’edilizia ed in un tessuto morfologico motto delicato per l’inserimento di nuove costruzioni.

    22
    February 2016

    I Contadini di Portofino.

    Portofino The Village Italy

    La popolazione del borgo di Portofino era composta anche da una categoria molto antica di lavoratori, che viveva nelle campagne del Monte in famiglie molto numerose; era gente laboriosa, ma che viveva al limite della sopravvivenza. Per la maggior parte, almeno 11 90%, non erano proprietari dei fondi ed abitavano in casolari dalle condizioni igieniche precarie, poichè non tutti possedevano i servizi in casa e convivevano con il bestiame perchè le stalle ed i pollai erano ubicati nei fondi della casa stessa. Queste famiglie conducevano il fondo agrario al terzo del prodotto (escluso I’orto) della terra, che consisteva nel raccolto delle olive, la rendita primaria: c’era poi la coltivazione della vite ed il taglio della legna, di cui il tronco andava al padrone ed i rami al contadino(questo per controllare che non venissero tagliati alberi sani e non se ne facesse commercio); poi vi erano anche altri prodotti ortofrutticoli e qualche contadino, che possedeva delle “fasce” (terrazze agricole) abbastanza larghe, mieteva il grano. La mucca per il latte la possedevano quasi tutti, chi di proprietà chi in conduzione.

    17
    February 2016

    Famosi Artisti forestieri in Liguria.

    Portofino Novella Parigini Artist

    Straordinarie opere d’arte dimostrano le relazioni intercorse fra i maggiori artisti del mondo e la Liguria, dall’inizio dell’Ottocento, secondo un’intensità destinata a durare ancora oggi e ad investire ogni luogo della regione, da Bordighera a Lerici. Che la Liguria abbia goduto di una straordinaria fortuna presso artisti, letterati e viaggiatori colti non è certo una novità. Alcune pubblicazioni e mostre d’arte, realizzate negli ultimi tempi, hanno documentato taluni episodi della presenza di artisti stranieri e forestieri in Liguria; mai, però, forse per la sua ampiezza o più probabilmente per l’innato difetto dei liguri di non saper parlare bene di se stessi, è stata tentata una ricerca al fine di ricostruire per quanto possibile l’interezza di una storia costituita da eccezionali presenze, importanti passaggi e straordinarie passioni” per la Liguria.

    16
    February 2016

    Il predicatore Padre Paolo Segneri.

    Il grande predicatore gesuita, originano di Nettuno, era considerato in tutta l’Italia una personalità carismatica di grande rilievo. Infatti le sue predicazioni avevano un successo incredibile in quei tempi in cui l’Italia sonnacchiosa non aveva stimoli e stava vivendo un periodo di decadenza. La missione spirituale era quella di dare uno scopo alla vita umana e la folla lo venerava a tal punto che, fanaticamente, voleva procurarsi sue reliquie, tagliando pezzi delle sue vesti o schegge dei mobili su cui era stato seduto o erano state appese le sue vesti. Padre Paolo Segneri fu cercato dal Senato Genovese e invitato nella Superba nel 1688. Proveniente dal Granducato di Toscana egli, raggiunta Lerici, partì sabato 24 aprile per Genova ma, all’altezza del promontorio si levò un forte vento di ponente che impedì al veliero di proseguire.

    Paolo Segneri fu quindi costretto a riparare nel porticciolo che egli definì «luogo assai misero dove si patì non poco». Infatti non vi erano residenze adeguate per un personaggio come lui e, forse, non c’era ancora quella locanda dove, come tra poco vedremo, si trovò così bene a mangiar le triglie, cinquant’anni dopo, Charles Louis de Montesquieu. Fu così che due giorni dopo una feluca, d’ordine del patrizio Eugenio Durazzo, lo portò a Santa Margherita Ligure ove fu accolto nella splendida villa e vi restò ospite per ben tre giorni, godendosi il bellissimo panorama dal giardino e passeggiando con i suoi ospiti patrizi per il magnifico parco. E’ probabile che abbia celebrato la Messa nella vicina chiesa di San Giacomo di Corte ma questo non è provato. L’autore del “Quaresimale” proseguì poi per Genova passando via terra per San Lorenzo della Costa e Ruta e a Genova ebbe festosissime accoglienze.

    16
    February 2016

    I mulini di Portofino.

    Portofino Niasca Mills Paraggi

    Una parte di popolazione di Portofino esercitava il mestiere di mugnaio lungo il torrente della “Acqua viva“, che prende il nome di “viva” perche, quasi in vetta al Monte a 400 metri sopra il livello del mare, esistono delle sorgenti perenni che scaturiscono al confine di due qualita di pietra: da una parte, la roccia di Portofino detta “pudinga“, dall’altra la pietra detta “dell’Antola”. Da queste sorgenti scaturisce una buona quantity d’acqua, almeno 1300 metri cubi giornalieri, anche se in periodi di massima siccita diminuisce di portata, ma 6 sempre sufficiente al funzionamento dei mulini a ruota. Cosi, da tempo remoto, venivano costruiti degli edifici con annessa abitazione per poter esercitare il mestiere di mugnaio, avendo la tranquillity del lavoro sicuro: questa economia garantiva lavoro sicuro alle famiglie che, con il tempo, erano diventate ben 35, anche altre persone venivano coinvolte nel lavoro per il trasporto delle granaglie, specie gli abitanti del porto nel periodo estivo e di siccita quando, dalle due riviere, raggiungevano Portofino con le imbarcazioni per macinare i loro prodotti.

    12
    February 2016

    I Naviganti di Portofino

    Portofino Larry Ellison Yacht

    Con I’avvento del nuovo Stato di Sardegna la marineria in Liguria, che per secoli aveva insegnato al mondo il mestiere e l’arte del navigare, ebbe un risveglio massiccio che in pochissimo tempo riconquistò la piazza con tutto il suo talento: in Portofino, esistevano famiglie che con il mare avevano molta dimestichezza, cosi che armarono una vera flotta, come si legge nei libri di storia marinara dei bastimenti della Liguria. Questi velieri erano equipaggiati, dal capitano al mozzo, da persone esclusivamente di Portofino, inoltre certo che altri capitani e marinai erano al comando di bastimenti di armatori liguri: questi uomini, oltre che essere buoni naviganti, si dimostravano anche buoni commercianti intuendo quali prodotti erano da esportare, e di quali era necessaria l’importazione. Gli armatori portofinesi, che erano anche capitani dei loro velieri, operavano motto bene con i noli internazionali al punto che la loro navigazione durava anche degli anni, poiche facevano il giro del mondo trasportando, per conto di ditte straniere, materiali di ogni genere da un continente all’altro e ricavando guadagni cospicui che investivano in immobili e possedimenti che ancora oggi appartengono alle famiglie dei loro discendenti.

    11
    February 2016

    Portofino dopo il Congresso di Vienna.

    Portofino Sailing Boats

    Sul finire del XVII secolo, l’Europa era in continuo fermento a causa delle le nazioni in guerra tra di loro, ed in questa voglia di conquista fu presa di mira anche la piccola Repubblica Ligure che, da quel momento e per trent’anni fu tormentata dagli invasori, dagli spagnoli agli inglesi, dagli austriaci ai francesi e, perfino, dai duchi di Toscana ai pisani. Questa Repubblica fu tanto presa di mira che, ora protetta dagli uni ora protetta dagli altri, veniva sempre occupata e saccheggiata dalle truppe straniere. Portofino, essendo al centro della costa e con un porto naturale di sicuro ridosso, veniva occupato continuamente dagli invasori ed era considerato di grande utilità per il ricovero delle navi e per le loro riparazioni; inoltre, a Portofino venivano depositate le munizioni ed i viveri e si stanziavano le truppe che arrivavano dai monti al punto che, durante molti lavori intrapresi, si potevano riscontrare frequenti visite e considerazioni del Magistrato Ligure dei Padri dei Comuni, per la difesa del Borgo. Per questo, la grande utility del porto portofinese fu conosciuta fin da Napoleone I° che lo fortificava con opere di difesa e, con decreto dell’anno 1813 del 2 gennaio, si degnava di dare a questo porto il suo nome, come risulta nell’archivio “Barone Baratta” in Rapallo: questo porto e di mediocre grandezza, ma atto a ricevere bastimenti di grande portata perche motto profondo, inoltre ha un fondale di sabbia cosi fangosa che le ancore ci si affondano e si attaccano tenacemente tanto che le navi rimangono saldamente ancorate, con qualsiasi tempo. Portofino è difeso da tutti i venti, eccetto il vento di tramontana che rende difficile I’uscita delle imbarcazioni, ma e attrezzato ad arte dall’uomo che, con appositi strumenti, rende possibile qualsiasi manovra.

    11
    February 2016

    Facciamo un pò di storia e le sue fonti.

    Portofino 1960 Dolce Vita
    L’origine del nome di Portofino, l’antico Portus Delphini, e incerta; tra le varie ipotesi, tre sono le pied probabili: quella che lo fa derivare dal gran numero di delfini che hanno sempre popolato le acque circostanti ed il porto stesso; una seconda ipotesi, forse la meno probabile, che potrebbe far risalire il nome alla singolare somiglianza della forma della Penisola di San Giorgio che, vista dalla Collina del Campo del Monte, 6 quella di un delfino che affiora dalle acque, e un’ultima ipotesi, doe quella che il Promontorio di Portofino fosse sempre stato circondato da alberi di pino molto rigogliosi, da cui ii nome “Porto Pino”. Portofino certamente esisteva gia durante la dominazione Romana, ma non ne fu particolarmente sconvolto: la Penisola di Portofino divideva i Genuati dai Tigulli e l’importanza di Portofino crebbe sin dal Medioevo come punto d’approdo e di sicuro rifugio per le navi. Molte notizie sono state rilevate dagli archivi delle famiglie degli armatori, come risulta dai libri dei bastimenti di Liguria, dall’archivio Mercantile di Genova e da parecchi libri di storia ligure: voglio citarne diverse edizioni che tengo nel mio piccolissimo archivio storico. 1 – “Saggio storico civile e religioso del Comune di Portofino”, dedicato al portofinese Monsignor Salvatore Magnasco, arcivescovo di Genova. Tipografia : Letture Cattoliche, 1876. 2 – “Appunti di Davegno” in L’Archivio Comunale di Portofino, un episodio del 1814 in Liguria. S. A. I. G. A. gia F Ili Armanino, Genova, 1908. In quel tempo dall’abate Medalberto

    04
    January 2010

    La lunga unione tra Rapallo e la Gran Bretagna.

    In questo contesto internazionale, si stabilivano a Portofino e Rapallo diversi intellettuali e scrittori anglosassoni. Il primo fu lo scrittore e caricaturista inglese Max Beerbohm che si era ritirato a vivere a Rapallo, nel Villino Chiaro, a partire dai 1910, e a parte le due pause belliche non abbandonò mai la sua patria d’adozione. Beerbohm morì nel 1956 e i funerali furono celebrati nella chiesa anglicana di Rapallo; in seguito le sue ceneri furono tumulate nella cattedrale di San Paolo, a Londra.

    Un altro celebre scrittore e poeta anglosassone che legò il suo nome a Rapallo fu William Butler Yeats, vate della causa autonomista irlandese, al quale si deve, tra l’altro, la riscoperta delle tradizioni e della letterature gaelica. A Rapallo Yeats visse tra gli anni ’20 e ’30 in un appartamento di via delle Americhe; chi ebbe la fortuna di essere suo ospite poté ammirare alle pareti dei suo appartamento la collezione di incisioni originali di William Blake, la cui vena esoterica tanto affascino ed influenzo il poeta. Rapallo e il paesaggio del Tigullio compaiono frequentemente nei versi del poeta irlandese. Yeats apparteneva alla Chiesa d’IrIanda, e fu al contempo un tenace sostenitore sia dell’autonomia irlandese dalla Gran Bretagna sia della necessità di creare un paese in cui la maggioranza cattolica non opprimesse l’antica e vitale comunità protestante.

    22
    December 2009

    La colonia britannica a Rapallo.

    Nel 1874 fu completata la linea ferroviaria Genova-La Spezia, che aprì la Liguria di Levante ai nuovi flussi commerciali e passeggeri di fine Ottocento. Con l’arrivo della ferrovia, anche questo tratto della costa ligure non fu più prerogativa di elitari soggiorni di danarosi aristocratici ed artisti romantici, offrendosi alla borghesia dei Nord Europa, e in particolare quella dell’Inghilterra vinoriana e della Germania guglielmina. Ciò che caratterizzava il tratto di Portofino e della sua costa ligure rispetto alla Riviera di Ponente e alla Costa Azzurra era un paesaggio più boscoso, una vegetazione meno esotica con una predominanza di lecci, ulivi e castagni. Il villeggiante britannico era poi attirato da una quantità di interessanti monumenti medievali nascosti tra le ultime pendici collinari e il mare; le guide segnalano come imperdibili il forte di Rapallo, il monastero della Cervara in cui era stato prigioniero Francesco I dopo la battaglia di Pavia, oltreché il castello di Portofino e l’abbazia dei Doria a San Fruttuoso.

    29
    May 2009

    Gli scrittori britannici del novecento in Liguria.

    Appena si concluse la bufera napoleonica, la Liguria ricominciò ad essere percorsa da carrozze di viaggiatori britannici diretti verso le più tradizionali mete dei Grand Tour: le grandi città del Rinascimento italiano e le rovine della civiltà classica. Almeno fino alla metà del secolo XIX la maggioranza degli inglesi che si determinavano a visitare l’Italia, difficilmente sceglievano la Riviera italiana come meta principale del proprio viaggio.  Esistono tuttavia  illustri eccezioni di viaggiatori che, durante i primi anni della Restaurazione, si diressero verso Genova, Portofino e la Liguria, decidendo di sfidare le strade ancora poco confortevoli.  «Insieme ad altri viaggiatori dovemmo affrontare salite ripidissime, percorsi accidentati, frequenti interruzioni …. Tutti i rischi e i timori sofferti vengono tuttavia ricompensati dalla magnifica vista che si può godere da quell’altezza: la prima visione di Genova e del Mediterraneo da quel punto non lascia spazio al rammarico».

    21
    May 2009

    Portofino, la Cervara tenne prigioniero Francesco I.

    Francesco I, il re succeduto nel 155 a Luigi XII, scese nel settembre dello stesso anno in Italia per riscattare il ducato di Milano sottratto due anni prima alla Francia, in seguito alle vittorie della Lega Santa voluta dal papa Giulio II.  Sconfitto Massimiliano Sforza a Melegnano, il diciannovenne sanguigno e ambizioso re, divenuto padrone di una delle regioni più ricche e importanti del Nord italia, ritenne giunto il momento propizio per candidarsi alla corona imperiale.  Sulla scena europea era però apparso un altro giovane, Carlo V che aveva ereditato dal padre Filippo d’Asburgo le Fiandre e la Franca Contea e dalla madre Giovanna la Pazza, figlia di Ferdinando il Cattolico e d’Isabella di Castiglia, il regno di Spagna. Francesco I e Carlo V, due nomi che rimangono nella mente di qualsiasi studente, anche del meno amante della maestra della vita, per la grande importanza che hanno avuto nella storia. Carlo viene nominato imperatore nel 1519 a diciannove anni e, sorto il conflitto per il predominio, sconfigge Francesco I a Pavia nel maggio 1525. Quasi tutti sanno che, dopo questa sconfítta, il re pronunciò la famosissima frase “Ho perduto tutto fuorché l’onore” pochi percontro, hanno ripercorso i luoghi della sua cattività.

    18
    May 2009

    Portofino, nacque il campo da Golf.

    A pochi chilometri da Portofino, nella celebre Italian Riviera, intorno al 1932, dopo tre anni di progetti e lavori, si inaugurava a Rapallo il Golf e Tennis Club. Il progetto venne curato dall’ingegner Maffei di Torino, il quale realizzò un percorso che si snoda lungo i prati che lambiscono le sponde del torrente Boate. La struttura vantava un’elegante Club House, un campo da golf con 9 buche e quattro campi da tennis. La realizzazione, promossa dal podestà di Rapallo, Silvio Solari, aveva il fine di attrarre e consolidare la presenza straniera a Rapallo, in particolare la numerosa colonia anglo-americana – tanto affezionata a Portofino – poiché «è pur certo, secondo quanto affermato dalle più reputate agenzie di viaggi turistici e gli stessi albergatori, che un buon inglese e un buon americano non possono rimanere a lungo in una località ove non sia possibile giocare a golf».

    13
    May 2009

    Genova: capitani d’industria e uomini d’affari.

    A differenza delle altre colonie britanniche in Liguria, la storia della comunità genovese ebbe un’origine del tutto indipendente dallo sviluppo del soggiorno invernale d’élite di metà Ottocento, rimanendo principalmente correlata all’insediamento di attività industriali, commerciali e finanziarie britanniche in città. L’esperienza genovese non fu dissimile da quella di altre colonie britanniche in Italia, quali Livorno, Napoli, Palermo e Marsala: comunità composte principalmente da commercianti, industriali ed agenti marittimi che iniziarono a stabilirsi in Italia immediatamente dopo la fine delle guerre napoleoniche. Durante tutto il medioevo, e per parte dell’età moderna, il Mediterraneo era stato un’area di dominio commerciale per Genovesi e Veneziani; tra il 1600 e il 1700, tuttavia, il progressivo declino militare delle due repubbliche aristocratiche, accompagnato da un più lento declino economico, aveva reso possibile l’insediamento di “nuovi” mercanti e “nuove” potenze commerciali. Nel 1714, la pace di Utrecht sancì ufficialmente l’ingresso della Gran Bretagna nel Mediterraneo.

    30
    April 2009

    La Baronessa von Mumm salvò Portofino. Era il 1945.

    Pesanti e lenti erano i passi della grossa donna, stranamente paludata, che la mattina dei 24 aprile 1945, accompagnata da un’altra magrolina, saliva faticosamente il sentiero che dal Castello S. Giorgio porta alla fortezza di Portofino, sede della Komandantur tedesca. Il momento era drammatico.  Tutti sapevano che Portofino era stata minata e che, in caso di ritirata, il porto doveva essere fatto saltare. Ora l’ordine di ritirata era arrivato. La vecchia signora era la baronessa von Mumm, nella foto al centro il marito, vedova dell ‘ambasciatore tedesco in Oriente che creò una leggenda con il famoso champagne, che non usciva mai dal Castello.

    Si era mossa però quel giorno d’aprile per tentare in extremis di far desistere il comandante dall’esecuzione dell’ordine di distruzione.  Alfons e Jeannie von Mumm erano arrivati a Portofino nel 1910.

    Avevano acquistato il Castello S. Giorgio, davanti alla chiesa dallo stesso nome, sull’istmo della penisola, dal proprietario precedente, Stephen Leach. Il caseggiato era decorato a striscioni bianchi e neri, simbolo e privilegio dei Doria, Spinola, Fieschi e Grimaldi. Sulla facciata campeggiavano a grandi caratteri, e tuttora campeggiano, dei versi latini di Catullo sulla felicità di chi stanco ritorna a casa deponendo il peso della mente e del viaggio.

    22
    April 2009

    Quando gli Inglesi arrivarono a Portofino.

    Portofino Castello Brown

    Portofino non fu, almeno fino all’ultimo conflitto mondiale, una stazione climatica in qualche modo paragonabile alle vicine Rapallo e Santa Margherita.  Esistevano un paio di importanti alberghi, ma la presenza di facoltosi residenti stranieri era limitata e, in genere, legata alla costruzione o al restauro di dimore signorili o ad occasionali soggiorni in queste ultime.  Nella primavera del 1870 Lord Henry Herbert, quarto conte di Carnarvon, partendo da Santa Margherita Ligure giunse per la prima volta a Portofino a dorso di mulo, attraverso il sentiero di Nozarego.  Il nobile inglese era un brillante politico, discendente di una antica famiglia di Newbury. La sua fama di statista era legata, in particolare, alla stesura del British North America Act, la legge con la quale il Parlamento britannico, nel 1868, aveva concesso l’autogoverno al Canada. Il Conte acquistò ampi apprezzamenti di vigneti e uliveti, in particolare lungo il crinale della collina in corrispondenza dell’inizio della penisola di Portofino. 

    14
    April 2009

    La fondazione della prima chiesa di San Fruttuoso.

    Portofino San Fruttuoso

    Quando si parla di San Fruttuoso con chi conosce questa splendida località del promontorio di Portofino, pochissimi sanno che il nome completo dell’abbazia, nucleo del piccolo villaggio, è San Fruttuoso di Capodimonte. Perché Capodimonte lo spiega il toponimo; perché San Fruttuoso, la leggenda che brevemente riportiamo. Arrivando dalla Spagna i preti Giustino e Procopio di Terragona volevano raggiungere il litorale ligure per portarvi le ossa di San Fruttuoso, arcivescovo di Braga, fondatore di monasteri in Spagna e Portogallo, che era stato martirizzato nel 262. Li sorprese una forte tempesta al largo di Portofino ed ecco che apparve a Giustino l’angelo del Signore; questi gli promise di portarli in salvo in un anfratto del monte dal quale avrebbe cacciato un drago pestifero.

    Essi avrebbero dovuto poi costruire una chiesa in quel luogo ove, sotto la roccia, vi era una fonte zampillante. Fu così che la località dove fu costruita la chiesa e, in seguito, il monastero dei seguaci di San Colombano e di San Benedetto venne chiamata San FruttuosoQui si sviluppò l’abbazia che tanta importanza ebbe nel golfo Tigullio fino al XII Secolo. L’abbazia esercitava i diritti di caccia e di pesca sull’intero promontorio e, inoltre, la comunità monastica poté incrementare l’agricoltura soprattutto nel versante orientale del promontorio di Portofino, più adatto alle colture. La sottomissione poi di moltissime pievi della costa e dell’entroterra fino a raggiungere le lontane diocesi di Tortona, di Bobbio e di Brugnato furono la conseguenza di numerose donazioni.

    14
    April 2009

    Nasce la supremazia di Genova, la Dominante.

    Port of Genova, closest to Portofino, during the night

    Le terre del Levante ligure e Portofino erano isolate causa la loro ubicazione eccentrica dai centri principali in cui si svolse la storia d’Italia. Tuttavia furono presto raggiunte da quel fenomeno che, dopo la battaglia di Legnano nel 1176, aveva proliferato un incredibile numero di comuni soprattutto nell’Italia centro-settentrionale. Genova, che in Liguria fu la prima ad ergersi a libero Comune, assorbì nel tempo altri territori del Tigullio. La resistenza del feudalesimo invece fu massima nell’interno montagnoso di Lavagna ove primeggiarono i Fieschi, signori incontrastati delle valli alle spalle del loro centro d’origine, e che, nel periodo del loro massimo splendore, raggiunsero i versanti della Valscrivia, della Valtrebbia, della Valdivara e di altre zone dell’alta Valpadana.

    I Fieschi di Lavagna rimasero fino quasi all’inizio del XVI secolo i feudatari del Levante; ebbero proprietà anche a Santa Margherita Ligure dove poi sorgerà la villa dei marchesi Chiavari. Quando si parlava dei terreni della zona tra Pescino, il castello di Corte e la valletta della “Castagna”, dove fu costruito il palazzo dai Durazzo, si diceva di andare in Fiesco. Anche il castello di Paraggi, prima di diventare un forte genovese, sembra essere stato in mano ai Fieschi. Genova riuscì ad aver ragione di questi feudatari che privò di diverse prerogative. Per non dilungarci nella storia di questa famiglia, delle alleanze e delle lotte con feudatari antagonisti etc, mi metterò a parlare di Rapallo, che comprendeva anche Pescino.

    14
    April 2009

    La storia di Portofino e Santa Margherita Ligure.

    La storia di Portofino e Santa Margherita Ligure si svolge come storia delle famiglie e dei rapporti delle parrocchie tra di loro. Vi fu sempre animosità e il campanilismo mai fu tanto sentito quanto in questo angolo di Liguria. Portofino e Nozarego, Santa Margherita Ligure, San Giacomo e San Siro, Rapallo,gareggiavano nella ricchezza delle rispettive chiese (a Santa Margherita quadri di Bernardo Castello, dei De Ferrari etc.) a Nozarego ( del Cambiaso, crocifisso del Maragliano) a San Giacomo (tutta affrescata da Nicolò Barabino) e nella magnificenza delle processioni.

    Vi furono perfino delle serie discussioni per una processione fatta o non fatta sui rispettivi territori; ci si contendeva per decenni un piccolo pezzo di terreno di confine. Sintomatico è l’episodio che qui riporteremo di un certo Giacomo Costa al quale i rapallesi, mentre scendeva dalla strada di Banchi, spararono con uno schioppo a carica di sale perché aveva contrastato i loro diritti su San Michele di Pagana, territorio contestato dai Sammargheritesi. L’abitato di Santa Margherita Ligure, disputò a lungo il suo primato con San Giacomo di Corte. Data la sua posizione centrale con una lunga spiaggia su cui potevan venir tratte a secco sui parati le barche, Santa Margherita superava Corte.

    08
    March 2009

    Dalla formazione del Regno d’Italia ai nostri giorni

    Campanilismo significava anche emulazione.

    Santa Margherita Ligure, oltre a non essere più “di Rapallo” bensì, con decreto di Vittorio Emanuele II , del 1863, “Santa Margherita Ligure“, riuscì anche a dotare il suo comune di due stazioni (San Lorenzo della Costa e Santa Margherita-Portofino) della ferrovia che nel 1868 unì Genova a Sestri Levantecosì come due (San Michele e Rapallo) ne aveva ottenuto la rivale RapalloPortofino, da parte sua, non potendo ovviamente avere anche la sua linea ferroviaria,riusci però a far terminare la strada litoranea. E, con l’avvento di strade e ferrovia, iniziò il perodo d’oro della Costa di Portofino: la costruzione di ville e di alberghi grandiosi, il turismo stanziale d’élite.

    In questo stesso periodo molti sammargheritesi e portofinesi che avevano avuto rapporti con l’America del sud, ritornarono in patria dopo aver fatto fortuna e vi costruirono belle case le cui facciate dipinte sono ancor ora vanto delle due cittadine. Dopo la prima guerra mondiale Santa Margherita Ligure e Portofino, diventarono sempre più località esclusive. Così pure la splendida spiaggia di Paraggi. Dopo la seconda, nonostante l’avvento del turismo di massa e la moda delle seconde case, le due località di Santa Margherita e Portofino non hanno perso tuttavia il fascino che e rimasto a seguito della saggia politica urbanistica seguita dai due comuni.

Portofino Support Sea Shepherd